Akebi: lo strano frutto alieno autunnale giapponese
L’> akebi, lo strano frutto alieno autunnale giapponese, è originario delle regioni settentrionali del Giappone. Sebbene tradizionalmente sia selvatico, oggi è possibile trovarlo in negozi selezionati grazie alle coltivazioni che si sono diffuse negli ultimi decenni. L’esterno di questo frutto ha un bellissimo colore viola e se non lo si conosce sembra una pianta velenosa o un > Frutto del Diavolo del manga > One Piece di Eiichirō Oda.
Cresce spontaneamente ed è spesso chiamato anche ‘vite di cioccolato‘ per la pianta che lo produce e il frutto. Molto simile alla > fava di cacao, che però è gialla scura invece che viola. Un tempo l’> akebi era solo selvatico, raccolto dai bambini nelle montagne del Tohoku e consumato così com’era. Con il tempo, l’interesse culinario è cresciuto, tanto che si è sviluppata una varietà coltivata, diffusa principalmente nella prefettura di Yamagata. Regione che ad oggi vanta un’importante tradizione nella produzione dell’akebi.
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Ricette tradizionali
Nella tradizione culinaria del Tohoku, l’> akebi era trattato in modo particolare: la polpa si consumava cruda, a volte mescolata con il sale per esaltarne la dolcezza. Il baccello viola invece, essendo amaro, era usato in piatti salati, ripieno o fritto in tempura. Oggi, alcuni chef moderni hanno sperimentato versioni originali di piatti, come un ‘katsu‘ di akebi, che ricorda il famoso > tonkatsu, la cotoletta di maiale fritta.
Nella prefettura di Akita, dai semi di > akebi veniva estratto un olio raro, utilizzato come rimedio erboristico per le sue proprietà medicinali. Ricerche recenti hanno infatti dimostrato che possiede ottime qualità antisettiche e diuretiche. A Yamagata, ha anche un valore spirituale: si crede che gli antenati tornino sulla terra durante la festa dell’obon su piccole imbarcazioni fatte con baccelli di akebi. Per questo questi frutti vengono anche offerti sugli altari buddisti.
Raro frutto autunnale
L’> akebi matura in autunno, ma la sua presenza è limitata a un breve periodo di circa due settimane. Per questo ormai si può trovare solo nelle tipiche boutique giapponesi di frutta lussuosa chiamate depa-chika. È talmente esclusivo che al giorno d’oggi, nonostante la sua origine nazionale, molti nipponici non hanno mai avuto l’opportunità di assaggiarlo.
Ne esistono due varietà principali: quella selvatica, che si apre spontaneamente una volta matura e quella coltivata, che richiede invece un piccolo aiuto per aprirsi. Per chi vive in città, trovare un akebi selvatico è raro, può essere più facile avere accesso alla varietà coltivata. Per capire se un akebi è maturo al punto giusto, il suo baccello viola deve essere morbido. Per aprirlo basta fare una leggera incisione lungo la sua ‘cucitura’ naturale e tirare.
Il sapore dell’Akebi
La polpa dell’> akebi ha un sapore delicato, non particolarmente dolce, ed è simile per colore e consistenza a quella del > litchi. A differenza di questo dolcissimo frutto originario della Cina meridionale e del sud-est asiatico però, è ricco di semi scuri abbastanza difficili da separare dalla polpa. Più che per il gusto, è apprezzato per il suo fascino visivo alieno. In Giappone è comune mangiarlo crudo insieme ai semi, come fosse un dessert al cucchiaio. Facendo però molta attenzione a non masticarli, perché sono amari.
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