Trump esorta il Giappone e altri paesi alleati ad inviare navi da guerra

Trump esorta il Giappone e altri paesi alleati ad inviare navi da guerra

Le tensioni in Medio Oriente continuano a crescere e ora lo Stretto di Hormuz è tornato al centro della crisi. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha invitato diversi paesi alleati, tra cui il Giappone, a inviare navi da guerra per garantire la sicurezza della navigazione in uno dei passaggi energetici più importanti del pianeta. L’appello arriva dopo le minacce dell’Iran di bloccare lo stretto come risposta agli attacchi statunitensi contro obiettivi militari iraniani.

Trump esorta il Giappone e altri paesi alleati ad inviare navi da guerra

Lo stretto da cui passa il petrolio del mondo

Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico con il Golfo dell’Oman ed è uno dei punti strategici più delicati dell’economia globale. Attraverso questo corridoio marittimo transita circa il 20% del petrolio mondiale, diretto soprattutto verso Asia ed Europa.

Per questo motivo, un eventuale blocco da parte dell’Iran potrebbe avere conseguenze enormi sui mercati energetici, facendo impennare i prezzi del petrolio e creando problemi alle economie fortemente dipendenti dalle importazioni di energia, come il Giappone e l’Italia.

Gli attacchi e la risposta dell’Iran

La crisi si è aggravata dopo che le forze statunitensi hanno colpito obiettivi militari sull’isola di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano da cui passa circa il 90% delle esportazioni di greggio del paese. Secondo Washington, gli attacchi hanno preso di mira depositi di armi e strutture militari. Teheran, invece, ha minimizzato i danni ma ha avvertito che potrebbe reagire con azioni più dure, inclusa la chiusura dello stretto alle navi dei paesi considerati ostili. Negli ultimi giorni la tensione è aumentata ulteriormente con lanci di missili, attacchi con droni e minacce reciproche che hanno coinvolto anche diversi paesi del Golfo.

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La richiesta di Trump agli alleati

Attraverso un messaggio sui social, Trump ha dichiarato che i paesi che dipendono dal petrolio che passa nello stretto dovrebbero contribuire a proteggerlo. Tra i paesi citati dal presidente americano ci sono Francia, Regno Unito, Corea del Sud, Cina e Giappone. L’idea è quella di creare una sorta di coalizione navale internazionale per garantire il passaggio sicuro delle petroliere. Per il momento, però, nessuno dei governi coinvolti ha confermato l’invio di navi militari.

Questa richiesta mette in difficoltà in primis il governo della prima ministra giapponese Sanae Takaichi. La costituzione pacifista del Giappone limita infatti l’uso delle forze armate all’autodifesa. Tokyo ha fatto sapere che, almeno per ora, non è previsto l’invio di unità militari nella regione. Tuttavia il governo non esclude di contribuire in futuro ad operazioni di sicurezza o di sminamento, soprattutto se la situazione dovesse stabilizzarsi.

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Un conflitto che fa tremare i mercati

Mentre la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran entra nella sua terza settimana, le conseguenze economiche si sono già fatte sentire. Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno provocato forti oscillazioni nei mercati energetici e un aumento del prezzo del petrolio in molti paesi, Italia compresa. Con conseguente impennata repentina del costo dei carburanti.

Se il passaggio marittimo dovesse restare bloccato ancora a lungo, gli effetti potrebbero essere globali: interruzioni nelle forniture, costi energetici più alti e una nuova crisi per l’economia mondiale. Per questo motivo il controllo dello Stretto di Hormuz resta oggi uno dei vantaggi più strategici del pianeta.

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