Tre leonesse morte in uno zoo di Tokyo per il caldo estremo
Il caldo record che sta colpendo il Giappone ha provocato una tragedia al Parco zoologico di Tama a Tokyo. Tre leonesse, Mugi (3 anni), Ichigo (11 anni) e Luena (15 anni), sono morte dopo aver manifestato sintomi compatibili con un grave stress da calore, tra cui perdita di appetito, affaticamento e ridotta attività fisica.
Lo zoo aveva già chiuso l’area dedicata ai leoni il 23 luglio, mentre il personale cercava di alleviare le sofferenze degli animali con ventilatori, getti d’acqua, idratazione continua e un costante monitoraggio delle loro condizioni. Le autopsie hanno evidenziato disidratazione e insufficienza multiorgano, elementi che fanno pensare a danni provocati dalle temperature estreme. Altri tre leoni risultano ancora malati e, secondo lo zoo, non sono nemmeno in grado di alzarsi in piedi.
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Temperature più estreme che in molte zone dell’Africa
Nei giorni precedenti alla tragedia, l’area di Hachioji, dove si trova lo zoo, ha registrato temperature fino a 38,9 °C, dopo diversi giorni consecutivi oltre i 35 °C. L’ondata di calore ha in realtà interessato gran parte del Paese: da metà luglio sono stati registrati decine di casi di temperature superiori ai 40 °C, con un picco di 41,1 °C nella prefettura di Shizuoka.
Per questo motivo, in molte aree del Giappone le condizioni sono risultate persino più estreme rispetto a quelle di numerose regioni africane dove i leoni vivono naturalmente. Ma dove hanno a che fare con un tipo di caldo secco e meno devastante di quello estremamente umido del Giappone.
Il cambiamento climatico sotto accusa
L’Agenzia Meteorologica Giapponese ha confermato che le temperature medie di luglio nel Giappone occidentale hanno raggiunto i livelli più alti dall’inizio delle rilevazioni nel 1946. Anche il Centro giapponese per l’attribuzione meteorologica ha concluso che un’ondata di calore di questa intensità sarebbe stata praticamente impossibile senza il riscaldamento globale causato dalle attività umane dell’era odierna.
Nella prefettura di Kumamoto, colpita da un violento terremoto di magnitudo 7.1 lo scorso 28 luglio che ha provocato 30 vittime, lunedì la temperatura ha raggiunto il record di 40,3 °C. Aggravando ulteriormente le condizioni degli sfollati già provati dalla prolungata evacuazione e dalle frequenti scosse di assestamento.
I 40 gradi potrebbero diventare la normalità
Secondo la Japan Meteorological Corporation, entro il 2030 diverse città dell’entroterra giapponese potrebbero registrare con regolarità giornate oltre i 40 °C. Le zone colpite da ondate di calore estreme non sono determinate solo dall’altitudine e dalla latitudine, ma anche da una combinazione di condizioni geografiche, ha sottolineato l’azienda.
Le aree più a rischio sono soprattutto quelle lontane dal mare, pianeggianti e circondate da montagne. Mentre perfino Okinawa, famosa per il suo clima tropicale, risulta meno esposta a questi picchi estremi registrati negli ultimi anni.
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