Stangata sui visti per il Giappone: a breve aumenti fino al 500%

Stangata sui visti per il Giappone: a breve aumenti fino al 500%

Il governo giapponese ha annunciato un drastico aumento delle tariffe per i visti d’ingresso destinati ai cittadini stranieri. Si tratta del primo rincaro in quasi mezzo secolo e, in alcuni casi, il costo per ottenere un visto aumenterà addirittura del 500%. La misura entrerà in vigore dal 1 luglio e interesserà soprattutto chi proviene da Paesi che non beneficiano dell’esenzione.

Quanto costeranno i nuovi visti?

Attualmente un visto per ingresso singolo in Giappone costa 3.000 ¥ (crc. 16 €). Con la nuova tariffazione il prezzo salirà a 15.000 ¥, cinque volte tanto, ovvero 81 €. Anche il visto per ingressi multipli subirà un forte aumento: passerà dagli attuali 6.000 ¥ (crc. 32 €) a 30.000 ¥ (crc. 162 €). Si tratta del primo adeguamento delle tariffe dal 1978, anno in cui erano stati introdotti i prezzi ancora oggi in vigore.

Le motivazioni ufficiali del governo

Secondo il Ministero degli Esteri giapponese, l’aumento è legato all’inflazione e alle variazioni dei tassi di cambio. Negli ultimi anni il Giappone ha effettivamente registrato un aumento dei costi operativi dovuto all’inflazione, mentre lo yen si è notevolmente indebolito rispetto a molte valute straniere.

Tuttavia, alcuni osservatori ritengono che queste motivazioni non spieghino completamente un rincaro così elevato. Poiché il processo di valutazione e rilascio dei visti viene svolto internamente dalle autorità giapponesi, il legame diretto con i tassi di cambio appare limitato.

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Un modo per sfruttare gli stranieri?

Molti vedono questa decisione anche come un tentativo di incrementare le entrate derivanti dal crescente afflusso di visitatori stranieri. Il governo giapponese ritiene che il rincaro non avrà effetti significativi sul numero di arrivi internazionali, soprattutto perché per molti viaggiatori il costo del visto rappresenta solo una piccola parte delle spese complessive di viaggio. Le autorità stimano però che la misura potrà generare oltre 116 miliardi di ¥ (crc. 628 milioni di €) di entrate aggiuntive nell’anno fiscale 2026.

Chi dovrà pagare di più?

La questione riguarda soprattutto i cittadini dei Paesi che non dispongono di accordi di esenzione dal visto con il Giappone. I turisti provenienti da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Singapore e dai Paesi dell’Unione Europea continuano infatti a beneficiare dell’ingresso senza visto per soggiorni turistici fino a 90 giorni. Superati i quali, ci sarà l’aumento.

Diversa la situazione per i viaggiatori provenienti da nazioni che richiedono obbligatoriamente un visto, anche sotto i tre mesi. Tra questi c’è, guarda un po’, la Cina, che rappresenta uno dei mercati turistici più importanti per il Giappone. Perché non spremerli ben bene dopo i vari sgarbi tra i due Paesi sulla questione Taiwan?

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Non solo turisti: coinvolti anche studenti e lavoratori

Anche i cittadini dei Paesi esenti da visto dovranno sostenere i nuovi costi se si recano in Giappone per motivi diversi dal turismo breve. Studenti universitari, partecipanti a programmi di scambio, lavoratori stranieri e insegnanti di lingua inglese dovranno infatti richiedere un visto specifico e pagare le nuove tariffe maggiorate.

Gli aumenti annunciati riguardano esclusivamente i visti d’ingresso e non i permessi di soggiorno dei cittadini stranieri già residenti in Giappone. Almeno per ora. Secondo alcune indiscrezioni infatti, anche le procedure di rinnovo dei permessi di soggiorno potrebbero essere interessate da futuri aumenti, nell’ambito di una più ampia revisione delle tariffe amministrative legate all’immigrazione.

Un segnale del nuovo Giappone?

Negli ultimi anni il Giappone ha accolto un numero record di visitatori stranieri, trasformando il turismo in uno dei settori più importanti dell’economia nazionale. L’aumento delle tariffe per i visti sembra indicare la volontà del governo di sfruttare questa crescita per aumentare le proprie entrate fiscali senza scoraggiare significativamente gli arrivi. Resta ora da vedere se il forte rincaro influenzerà le scelte di studenti, lavoratori e turisti provenienti dai Paesi che non godono dell’esenzione dal visto.

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