Meno di 1.000 omicidi in Giappone nel 2024

Meno di 1.000 omicidi in Giappone nel 2024

Nel 2024, il Giappone ha registrato solamente 970 omicidi, confermandosi come uno dei paesi più sicuri al mondo in termini di criminalità violenta. Con un tasso di 0,78 omicidi ogni 100.000 abitanti, si colloca tra le nazioni con la minore incidenza di delitti intenzionali su scala globale. Assieme a Singapore, Islanda, Svizzera, Slovenia e, nonostante la percezione spesso distorta, Italia!

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In Giappone poi il risultato è ancor più sorprendente se si considera che conta oltre 123 milioni di abitanti, praticamente il doppio dei nostri. E che sono tutti concentrati in poche megalopoli affollatissime come Tokyo e Osaka. In pratica, in molte grandi città giapponesi, è più probabile perdere il portafoglio e ritrovarlo integro che essere vittima di un crimine violento.

Meno di 1.000 omicidi in Giappone nel 2024

I fattori alla base della bassa criminalità in Giappone

La sicurezza giapponese non è un caso isolato né un fenomeno recente, ma il frutto di una cultura sociale fortemente improntata alla disciplina collettiva, abbinata a politiche strutturate di prevenzione e controllo. Tra i fattori principali:

  • Accesso rigidamente controllato alle armi da fuoco: possedere un’arma in Giappone richiede un processo lungo e rigoroso, che include esami psicologici, controlli di polizia e formazione continua.

  • Presenza capillare della polizia di quartiere (koban): piccoli presidi di polizia dislocati ovunque, con agenti che spesso conoscono personalmente i residenti.

  • Educazione al rispetto delle regole fin dall’infanzia: le scuole giapponesi non solo insegnano contenuti scolastici, ma promuovono comportamenti civici e senso di responsabilità collettiva.

  • Sistema legale e giudiziario orientato alla prevenzione: in Giappone, l’enfasi non è solo sulla punizione, ma anche sul dissuadere comportamenti devianti prima che diventino reati.

La maggior parte degli omicidi avvenuti nel 2024 riguarda conflitti interpersonali all’interno di contesti familiari o relazioni strette. I crimini a sfondo casuale o avvenuti durante furti o disordini per strada, così comuni in altri paesi occidentali, restano eccezionali in Giappone.

Meno di 1.000 omicidi in Giappone nel 2024

Il confronto con l’Italia

Per avere un riferimento, secondo i dati Istat aggiornati al 2024, l’Italia ha registrato circa 318 omicidi, pari a un tasso di 0,54 ogni 100.000 abitanti. Incredibilmente inferiore perfino a quello giapponese. Tuttavia, è importante notare che:

  • La popolazione italiana è inferiore (circa 58 milioni di abitanti, la metà), quindi il numero assoluto è naturalmente più basso.

  • In Italia gli omicidi sono distribuiti in maniera non omogenea: alcune aree del Sud e alcuni contesti legati alla criminalità organizzata mostrano incidenze più elevate rispetto alla media nazionale.

  • La presenza di armi è meno regolamentata rispetto al Giappone, sebbene anche in Italia esistano leggi restrittive. Ma gli italiani sono inclini a seguire meno le regole dei nipponici.

In entrambi i paesi, i tassi di omicidio restano tra i più bassi del mondo sviluppato. Un dato che appare ancora più significativo se confrontato con realtà come gli Stati Uniti, dove si contano circa 6,3 omicidi ogni 100.000 abitanti, o con paesi dell’America Latina, come Venezuela o Honduras, dove si superano anche i 30 omicidi ogni 100.000 persone.

Nonostante la somiglianza nei bassi tassi di omicidio, Giappone e Italia presentano differenze significative nei reati minori, come furti e borseggi. In Giappone, questi reati sono relativamente rari: nel 2024 si sono registrati circa 420.000 furti, in costante calo negli ultimi due decenni, con un tasso di circa 340 ogni 100.000 abitanti. In Italia, invece, i furti denunciati sono stati oltre 1 milione, con un tasso superiore a 1.700 ogni 100.000 abitanti. Le rapine, i ladri d’appartamento e il fenomeno degli ormai famosi ‘pickpocket‘ (borseggiatori) presenti in particolare nelle grandi città italiane, in Giappone sono praticamente assenti.

Un esempio per il mondo?

Il Giappone continua ad attirare l’attenzione di studiosi e analisti di politiche urbane per la sua capacità di garantire una sicurezza estrema senza militarizzare la società. La sua combinazione di cultura sociale, norme condivise e istituzioni efficienti rappresenta un caso di studio per chi cerca di affrontare la questione della criminalità con strategie più strutturali e meno repressive. In un’epoca in cui molti paesi affrontano un aumento delle disuguaglianze, delle tensioni sociali e dei reati violenti, il Giappone dimostra che un contesto sicuro è possibile, ma che va coltivato con coerenza e lungimiranza.

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