Il partito giapponese Sanseitō nella bufera: dichiarazione shock sui transgender
Il nuovo partito giapponese di destra, Sanseitō, continua a far discutere. Già in passato il suo leader, Kamiya Sōhei, aveva fatto scalpore con un video virale in cui invitava le studentesse delle superiori a rinunciare all’università per sposarsi presto e avere minimo tre figli.
Oggi, però, le polemiche si sono riaccese ancora più aspramente, a causa delle dichiarazioni di un’altra esponente del partito, Wada Keiko, che ha paragonato l’identità transgender a qualcosa di “contagioso”, simile a una malattia.
Le frase shock di Wada Keiko
Il 12 settembre scorso, durante il suo primo interrogatorio come neoeletta nell’Assemblea cittadina di Naha, Wada ha sostenuto che “l’essere transgender è una questione psicologica”, non un tema di diritti civili. Secondo lei, gli studenti non dovrebbero ricevere accomodamenti basati sull’identità di genere, ma piuttosto essere indirizzati a psicologi per “curare le loro ferite emotive”. Successivamente, parlando ai giornalisti, ha ribadito:
“Anche le emozioni si diffondono. Non si tratta solo di malattie. Non ho detto nulla di discriminatorio”.
Le sue parole hanno però suscitato immediatamente un’ondata di critiche in tutto il Giappone, perfino nei Paesi esteri. Originaria di Osaka, Wada si è trasferita a Naha, Okinawa, oltre vent’anni fa. Qui ha cresciuto quattro figli e ha partecipato attivamente a varie associazioni genitori-insegnanti e iniziative di quartiere. Alle elezioni di luglio 2025 ha conquistato il seggio con 9.232 voti, il risultato più alto mai registrato per un’elezione comunale a Naha.
La sua campagna elettorale si è concentrata su temi come educazione, moralità e tutela dei minori. In una sola settimana, ha pronunciato quasi cento discorsi di piazza, riuscendo a cavalcare l’onda del nazionalismo e dei valori tradizionali di destra promossi dal nuovo partito Sanseitō.
Sanseitō e la sua ideologia
Questo nuovo partito si presenta come conservatore e “anti-establishment”. Difende i valori tradizionali giapponesi e si oppone all’influenza liberale occidentale. Le sue posizioni includono:
Opposizione all’inclusione delle persone LGBTQ, considerate una minaccia alla coesione sociale. Il partito si è opposto alla legge giapponese sulla promozione della comprensione LGBTQ, approvata nel 2023, sostenendo che avrebbe incoraggiato i bambini a “scegliere” identità alternative.
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Promozione della famiglia nucleare e dell’aumento delle nascite. La crisi demografica è vista non come un fenomeno legato a lavoro precario, costo della vita e ruolo delle donne, ma come una crisi morale e culturale. L’influenza negativa dei valori liberali occidentali, incoraggerebbero individualismo e scelte di vita alternative, come il non sposarsi o non avere figli.
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Reintroduzione dell’educazione morale in stile pre-bellico, con riferimenti positivi al ‘Rescritto Imperiale sull’Istruzione‘. Un documento che esortava gli studenti a rispettare l’imperatore, amare la patria, obbedire ai genitori e, se necessario, sacrificare la propria vita per lo Stato. Uno strumento di educazione patriottica e di legittimazione dell’ordine sociale e politico che, dopo la Seconda guerra mondiale, fu abolito dalle autorità di occupazione americane perché considerato il pilastro ideologico del militarismo giapponese.
Inoltre, come se non bastasse, il partito è stato accusato di diffondere disinformazione sui vaccini e di adottare retoriche simili a quelle dei movimenti di estrema destra internazionali, in particolare al fenomeno MAGA statunitense.
La reazione dei cittadini
Le affermazioni di Wada hanno provocato proteste immediate: fuori dal municipio di Naha, cittadini hanno manifestato ed esposto cartelli con slogan come “Rispettate la diversità e rendete le aule sicure per tutti. Basta mettere in pericolo i bambini”.
L’associazione Pink Dot Okinawa, che difende i diritti LGBTQ, ha condannato le parole della deputata definendole discriminatorie e antiscientifiche, chiedendone la ritrattazione. Anche diversi editoriali dei giornali locali hanno parlato di dichiarazioni “inaccettabili”. Sul fronte medico–scientifico, esperti come Nakatsuka Mikiya, presidente della Japanese GI Society, hanno ribadito che l’identità di genere non è una malattia e non può assolutamente “diffondersi”.
Un problema più grande
Gli attivisti avvertono che questa retorica rischia di legittimare bullismo e discriminazioni contro i giovani transgender, aumentando isolamento e sofferenza psicologica già molto presente in Giappone. Le dichiarazioni di Wada entrano inoltre in conflitto con le politiche ufficiali della città di Naha, che dal 2015 promuove il programma Rainbow Naha, volto a creare spazi sicuri e inclusivi.
Gli attivisti giapponesi si battono da anni per i diritti delle minoranze sessuali, ma i progressi sono stati lenti e frammentati. I risultati più concreti si sono avuti a livello locale, grazie ai sistemi di partnership che permettono alle coppie dello stesso sesso di registrare la loro unione: due anni fa coprivano il 70% della popolazione, oggi oltre il 90%.
A livello nazionale, invece, la legge del 2023 per la “promozione della comprensione LGBTQ” è stata giudicata insufficiente: priva di reali tutele contro la discriminazione, si limita a un gesto simbolico più che a garantire diritti concreti. In questo scenario, le parole di Wada non sono solo un caso isolato, ma si inseriscono in una più ampia battaglia sul futuro dei diritti LGBTQ in Giappone. La popolarità che ha raggiunto, tuttavia, dimostra che una parte significativa dell’elettorato locale continua a preferire i messaggi conservatori legati a famiglia e moralità, anche a discapito delle politiche per la diversità.
Le prospettive future
Al momento, cittadini e gruppi di pressione chiedono scuse ufficiali, ma non è chiaro se Wada cederà. La sua vittoria e la crescita di Sanseitō indicano che il partito ha la capacità di influenzare il dibattito politico nazionale, nonostante la sua rappresentanza ridotta.
Per molti attivisti, questa vicenda è un campanello d’allarme: la retorica che fino a poco tempo fa sembrava marginale e troppo estrema, oggi sta trovando spazio nella politica giapponese. E con essa, il rischio concreto che i fragili progressi fatti finora per i diritti LGBTQ nel Paese, vengano messi in discussione.
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