Il Giappone si affida ai ‘badanti culturisti‘ per salvare il welfare in crisi
In una casa di cura nella prefettura di Aichi, il culturista 29enne Takuya Usui solleva con forza e delicatezza una donna sulla sedia a rotelle. Poi le porta il pranzo, le lava i denti, le somministra il collirio e alla fine la mette a letto. Il tutto con la stessa potenza e precisione con le quali si impegna a scolpire i propri muscoli in palestra. Ma con uno scopo molto più nobile del semplice essere muscoloso solo per estetica.
Usui è uno dei tanti giovani giapponesi che hanno trovato una nuova vocazione: usare la forza fisica per prendersi cura degli altri. Questa trovata fa parte di una sorprendente iniziativa nata nella città di Nagoya, dove la società Visionary ha deciso di affrontare la grave carenza di personale nel settore dell’assistenza con un’idea fuori dagli schemi: reclutare culturisti!
La crisi dell’assistenza in Giappone
Il Giappone è il secondo Paese più anziano del mondo (dopo Monaco, e seguito da Hong Kong e Italia) e il sistema di welfare fatica a reggere. Secondo il Ministero del Lavoro, entro il 2040 mancheranno circa 570.000 assistenti familiari. Un numero enorme in un Paese dove la popolazione giovane ed attiva si riduce di anno in anno, mentre quella anziana è sempre di più.
A scoraggiare i giovani ad intraprendere la professione di assistenti, sono i bassi stipendi e gli stereotipi di genere. In Giappone, come anche in altri Paesi tra cui l’Italia, la cura degli anziani è ancora vista come un ‘lavoro da donne‘. Noi ci salviamo grazie alla presenza di moltissime badanti rumene e dei Paesi dell’est, tutte rigorosamente donne. Anche in Giappone oltre il 70% degli operatori sociosanitari sono donne sopra i quarant’anni. Ma ora non riescono più a coprire il fabbisogno, dato che loro non hanno straniere che arrivano a fare questo specifico lavoro come invece abbiamo in Italia.
‘Macho caregivers‘: i muscoli come risorsa sociale
Per Yusuke Niwa, fondatore e CEO di Visionary, la soluzione è stata ribaltare l’immaginario.
“Quando ho iniziato a fare il caregiver, ero l’unico uomo giovane nel settore. Mi sono reso conto che dovevamo rendere questo lavoro ‘cool’ per attirare nuove generazioni.”
Dopo aver scartato l’idea di assumere ex giocatori di football o atleti di arti marziali, Niwa ha puntato tutto sui bodybuilder. “Sono fotogenici, disciplinati e rappresentano l’impegno e il duro lavoro. Sono l’immagine perfetta di forza e dedizione.”
Così, nel 2018 Visionary ha lanciato il progetto ‘Macho Caregivers‘ (assistenti muscolosi), con benefit su misura oltre al normale stipendio: accesso gratuito alla palestra, sussidi per frullati proteici e persino due ore di allenamento retribuito al giorno per i migliori del gruppo. Risultato? Un boom di candidature: 168 assunzioni in un solo anno fiscale, dieci volte rispetto al periodo precedente. L’azienda prevede ora un fatturato di 2,2 miliardi di ¥ (crc. 12,5 milioni di €) entro il 2026.

Quando la forza diventa empatia
Tra i migliori ‘Macho Caregivers‘ oltre Usui, c’è il 27enne Hokuto Tatsumi (un nome, una garanzia di potenza alla Ken il Guerriero). Un ex militare delle Forze nipponiche di autodifesa marittima.
“È l’ambiente di lavoro più favorevole ai muscoli che si possa immaginare”, scherza. Ma poi aggiunge: “Essere culturista significa affrontare la noia, la disciplina e la fatica ogni giorno. È la stessa pazienza e costanza che serve per prendersi cura di una persona.”
E i risultati si vedono. Madoka Yamaguchi, 65 anni, affetta da disabilità motoria, racconta:
“Usui è così forte che non ho mai paura che possa farmi cadere. Mi sento al sicuro tra le sue braccia.”
Con il tempo, tra lei e il ragazzo è nata un’amicizia. Madoka ama dipingere con la bocca, dato che oltre alle gambe non può muovere nemmeno le braccia, e lui la osserva ammirato:
“Ha una determinazione incredibile. All’inizio pensavo che questo lavoro mi sarebbe stato utile solo per rafforzare i muscoli. Ora ho capito che mi serve soprattutto a rafforzare l’anima.”
Oltre lo stereotipo: una nuova idea di forza
Ogni anno, circa 100.000 giapponesi, quasi tutti donne, lasciano il lavoro per assistere i propri familiari anziani, disabili o malati. E in futuro, entro il 2030, altre 300.000 lavoratrici saranno costrette a farlo. In un Paese dove la forza lavoro giovane è sempre più scarsa e l’invecchiamento è ormai una questione strutturale, i ‘Macho Caregivers‘ rappresentano un piccolo ma potente segnale di cambiamento. La dimostrazione che anche la forza fisica può diventare forza sociale.
Come dice Yusuke Niwa, fondatore di Visionary:
“Il Giappone non può permettersi di sprecare il potenziale dei suoi sempre meno numerosi lavoratori. E se per salvarci serve un po’ di muscolo, allora ben venga il muscolo.”
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