Dal Giappone l’invenzione della ‘lavatrice umana‘
In Giappone, dove la tecnologia all’interno dei bagni la fa da padrona, propone un nuovo game-changer ai livelli del noto wc > washlet: la ‘lavatrice umana‘. In realtà, più che di una doccia del futuro, si tratta di una capsula hi-tech che promette di lavare, asciugare e far rilassare chi la utilizza senza muovere un dito e in soli 15 minuti! Un sogno che diventa realtà proprio nella patria del rito quasi sacro dell’ofuro, il bagno rilassante quotidiano giapponese. Che però per le sue lunghe tempistiche poco si concilia con i ritmi di vita frenetici odierni. L’invenzione della ‘lavatrice umana’ però, promette di renderlo possibile.
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Immaginate di avere un quarto d’ora totale di tempo da dedicare sia all’igiene personale che al relax. Non è un sogno vintage da spot anni ’80, ma la promessa di Science Co., un’azienda giapponese specializzata in soluzioni per il bagno che ha sviluppato una tecnologia rivoluzionaria. Il suo nuovo dispositivo infatti non si limita a lavare e asciugare il corpo, ma utilizza sensori per monitorare lo stress e propone immagini rilassanti personalizzate. Insomma, non solo igiene, ma anche benessere mentale, di cui il lavoratore giapponese medio ha sempre più bisogno.
Un’idea che arriva dal passato
La doccia robotica potrebbe sembrare un’invenzione futuristica, ma le sue radici affondano nel passato. Precisamente dall’Expo di Osaka del 1970, dove Sanyo Electric Co., ora Panasonic Holdings Corp., presentò il primo prototipo di una ‘capsula per il lavaggio umano’. Questo dispositivo, chiamato Ultrasonic Bath, sfruttava acqua calda, micro bolle generate da palline di plastica e onde ultrasoniche per garantire relax e pulizia.
Puntavamo a creare bolle molto piccole che secondo noi avrebbero rimosso lo sporco più velocemente, ma tecnicamente erano difficile da ottenere.
Queste le parole di Eiji Yamaya, ex ingegnere Sanyo oggi 84enne. Le micro bolle sarebbero dovute essere la svolta, secondo il team di sviluppo. Tuttavia, successive difficoltà tecniche impedirono la produzione su larga scala del dispositivo, relegando l’intera idea a un esperimento pionieristico.
Dal prototipo alla realtà
La nuova doccia robotica ‘Mirai Ningen Sentakuki‘ (lavatrice umana del futuro), si spinge ben oltre la sua antenata degli anni ’70. È interessante notare come una capsula che ricorda le criocamere dei film di fantascienza, venga reinterpretata per favorire l’igiene e il benessere quotidiano. Un’idea tipicamente giapponese, dove la tecnologia si fonde con le necessità umane in modi spesso sorprendenti. Science Co. dichiara di avere grandi ambizioni per questa doccia del futuro.
A supervisionare lo sviluppo della ‘lavatrice umana‘ ci sono anche veterani del primo prototipo, come Yamaya e Manatsu Ueda, ex designer della Sanyo di 90 anni. La loro esperienza è fondamentale per evitare errori e portare finalmente sul mercato una tecnologia rimasta a lungo in sospeso. La capsula verrà presentata all’Healthcare Pavilion della prossima > Expo di Osaka che si terrà dal 13 aprile al 13 ottobre 2025. Il presidente dell’azienda sviluppatrice Yasuaki Aoyama, durante una conferenza stampa tenutasi lo scorso 23 ottobre, ha dichiarato:
“Siamo circa al 70% e poi sarà operativa. Abbiamo in programma di offrire a 1.000 visitatori casuali l’opportunità di utilizzare la capsula durante l’Expo”.
Ogni giorno circa 7/8 persone potranno provarla al padiglione dell’Expo. Ma come funziona questa lavatrice umana? La capsula si riempie parzialmente di acqua calda quando l’utente si siede al suo interno. I sensori integrati nel sedile misurano il polso della persona e altri dati biologici per garantire una temperatura appropriata dell’acqua e dei getti che si adattano al corpo. Allo stesso tempo, un sistema di intelligenza artificiale determina se l’utente è calmo o eccitato e proietta immagini rilassanti all’interno della capsula. Un’esperienza che promette di combinare igiene, tecnologia e relax.
Il futuro dell’igiene personale
Quindici minuti per una pulizia completa possono sembrare pochi o tanti, a seconda delle abitudini dell’utente. Ma la vera innovazione della doccia del futuro risiede nell’approccio olistico: ovvero quello che in medicina si riferisce allo stato di salute umana nella sua globalità, unione tra corpo, mente e spirito. Quindi non solo una questione di igiene personale, ma un’esperienza immersiva totale.
Ancora una volta, il Giappone si dimostra all’avanguardia nel coniugare innovazione e vita quotidiana. Resta solo da vedere se questa capsula diventerà una presenza comune nelle case nipponiche da qui a qualche anno o se sarà un altro progetto a finire nel dimenticatoio. Nel frattempo, poter provare una ‘lavatrice umana’ non sarà più un’utopia visitando l’Expo 2025 di Osaka. Sperando che, se dovesse diffondersi davvero negli ofuro nipponici, poi le persone non si blindino all’interno della capsula rifiutando di incontrare definitivamente il resto del mondo.
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