Città giapponese approva un’ordinanza che limita l’uso degli smartphone
Nella città di Toyoake, nella prefettura di Aichi, il consiglio comunale ha approvato un’ordinanza che invita i cittadini a ridurre il tempo trascorso davanti agli schermi digitali. Con 12 voti favorevoli su 19, è stato stabilito un limite massimo di due ore al giorno di utilizzo ‘per svago’ di smartphone, tablet, console e computer connessi a Internet.
Diversamente da come si potrebbe pensare, visto che in Italia da quest’anno l’uso degli smartphone in classe è stato vietato, in questo caso la norma non riguarda solo i più giovani. L’ordinanza giapponese si applica infatti a tutti, bambini e adulti. Persino agli studenti minori di 18 anni che frequentano le scuole di Toyoake pur vivendo in altre zone vicine. Un dettaglio che ha fatto storcere il naso a molti, perché la città si arroga così il diritto di influenzare anche le abitudini di chi non risiede realmente sul suo territorio.
Esenzioni e ambiguità
Lo studio, il lavoro e le faccende domestiche non rientrano nel limite delle 2 ore giornaliere. In altre parole, se passi la serata su Google cercando ‘come pulire efficacemente il bagno’ o ‘ricetta del curry rice perfetto’, questo tempo non rientra nel conteggio. Inoltre, l’ordinanza non prevede alcuna sanzione e non verranno effettuati controlli per verificare che non si superi il limite.
Anche se i giapponesi sono generalmente ligi alla legge, messa così però è abbastanza blanda come ordinanza, anche per loro. Considerando poi quanto sono tutti estremamente addicted al mondo digitale in generale, e all’uso degli smartphone in particolare. Lo stesso sindaco Masafumi Koki ha specificato che le due ore devono essere intese come una ‘linea guida‘, non come un obbligo rigido:
“Non stiamo dicendo che sia un reato superarle, invitiamo solo le famiglie a riflettere attentamente sull’uso che fanno dei dispositivi digitali. Il consiglio comunale di Toyoake riconosce il rispetto per la libertà e la diversità dei residenti.”
Le critiche dei cittadini
Il provvedimento, accolto inizialmente come un tentativo di promuovere la salute e un migliore equilibrio tra tecnologia e vita quotidiana, ha però ricevuto molte critiche online. Tra i commenti più frequenti:
“Il consiglio non ha niente di più importante da fare?”
“Spreco di tempo e soldi pubblici.”
“Sono così invidioso del loro fantastico lavoro: essere pagati per stare seduti a fare discussioni inutili.”
“Se rispettano la libertà dei residenti, perché approvano ordinanze che la limitano?”
“Sembrano avere un sacco di tempo libero. Vorrei che approvassero un’ordinanza che mostri quanto vengono pagati tutti, all’ora, per fare questo genere di cose.”
“Perché non c’è un limite anche per la TV?”
“Il loro piano è di iniziare senza sanzioni, per poi aggiungerle dopo che l’ordinanza è stata approvata?”
“Non è forse una violazione dei diritti umani?”
Una priorità discutibile
La preoccupazione per l’uso eccessivo di dispositivi digitali e la perdita di sonno è reale in Giappone. Ma il provvedimento di Toyoake solleva dubbi: è davvero compito del consiglio comunale stabilire quanto i cittadini possano trascorrere il loro tempo libero su smartphone e console? Molti ritengono che i politici locali dovrebbero occuparsi a questioni più concrete, come l’inflazione e il caro vita, la stagnazione dei salari o le difficoltà economiche che toccano davvero la quotidianità dei residenti.
In definitiva, l’ordinanza sembra più un tentativo di lanciare un segnale che una misura realmente efficace. Ma la discussione che ha generato dimostra una cosa: nel Giappone del 2025 il rapporto con la tecnologia non è solo una questione di abitudini personali, ma anche un tema politico e culturale. E così, persino lo smartphone, oggetto quotidiano e ormai indispensabile, diventa terreno di confronto tra chi chiede più libertà e chi invoca più regole.
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