Alberi di bambù vandalizzati al santuario Fushimi Inari

Alberi di bambù vandalizzati al santuario Fushimi Inari

In molti avranno presente uno dei più celebri santuari shintoisti di Kyoto, famoso in tutto il mondo per la bellezza dei suoi infiniti portali Torii rossi che si snodano su di una montagna. Peccato che, per colpa dei soliti visitatori poco rispettosi con i quali il Giappone sta facendo i conti ormai da qualche anno, questo luogo incredibile che dovrebbe solo essere ammirato e protetto, abbia cominciato a portare addosso molte cicatrici.

Il Fushimi Inari Taisha, noto semplicemente come santuario di Fushimi Inari, è uno dei luoghi più iconici del Giappone. Di quelli che sono sempre comparsi sulle > copertine delle guide sul Giappone, ed ora compaiono nelle pagine di migliaia di influencer e travel blogger. I suoi sentieri si arrampicano sul fianco di una suggestiva montagna passando tra migliaia di Torii rossi e fitte foreste di bambù. Offrendo per questo, uno degli scenari più suggestivi e fotografati di tutto il Paese.

È difficile pensare che qualcuno possa visitare un luogo simile senza avere un minimo di rispetto per la cultura e la natura giapponese. Eppure, negli ultimi tempi, un fenomeno preoccupante sta deturpando il bellissimo paesaggio del santuario: sempre più alberi di bambù vengono incisi con nomi, iniziali, cuori e date, trasformando un ambiente sacro e naturale in una sorta di ‘muro delle firme’ che testimoniano il passaggio di qualcuno.

Alberi di bambù vandalizzati al santuario Fushimi Inari

Scritte soprattutto in alfabeti occidentali

Come mostrano diversi video e testimonianze locali (qui sotto), una larga parte delle incisioni sembra essere stata realizzata da turisti stranieri, a giudicare dai nomi e dagli alfabeti utilizzati. Molti incidono la data della visita o simboli romantici, probabilmente come ricordo personale, ma a scapito di un patrimonio che appartiene a tutta l’umanità e che così rischia di scomparire.

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La situazione è particolarmente grave nei pressi del santuario secondario di Fushimi Kandara, a metà percorso sul monte Inari. Akira Nakamura, residente locale e proprietario di un terreno lungo il sentiero, racconta che oltre 100 alberi sono stati vandalizzati solo nella sua area. Oltre al danno estetico, le incisioni compromettono la salute delle piante: i tagli possono favorire infezioni, marciume e persino la caduta degli alberi nel tempo.

Alberi di bambù vandalizzati al santuario Fushimi Inari

Non un caso isolato: colpita anche Arashiyama

Il problema non riguarda solo il santuario Fushimi Inari. Dall’altra parte di Kyoto, nel celebre quartiere di Arashiyama, famoso per il suo boschetto di bambù, lo scorso anno circa 350 alberi sono stati incisi. Il rischio è quello dell’effetto imitazione: quando qualcuno vede alberi già vandalizzati, può essere portato a pensare che ‘uno in più non faccia differenza’, innescando una spirale di degrado che purtroppo in Italia conosciamo molto bene. Ma che invece in Giappone non esisteva, l’ha scoperta solo negli ultimi anni con l’avvento dell’overtourism.

Alberi di bambù vandalizzati al santuario Fushimi Inari

Le contromisure: rattoppi e tagli drastici

Per arginare il fenomeno, le autorità locali hanno adottato diverse contromisure, come coprire le incisioni con nastro adesivo verde o, nei casi più estremi, abbattere intere fasce di bambù per ridurre i ‘bersagli’ vicini al passaggio delle persone lungo i sentieri.

Ma nessuna di queste soluzioni è davvero soddisfacente fino ad ora: entrambe comportano la perdita di quel paesaggio naturale fitto e armonioso che rende questi luoghi così speciali. Inoltre, a Fushimi Inari il problema è più complesso che ad Arashiyama, perché i terreni lungo i sentieri appartengono a molti proprietari diversi, rendendo difficile un intervento coordinato.

Non solo stranieri, ma un segnale preoccupante

Va precisato che non tutti gli atti vandalici scoperti in Giappone sono opera di turisti stranieri: sono state trovate anche incisioni in lingua giapponese. Tuttavia, la stragrande presenza di graffiti in alfabeti non giapponesi rende il fenomeno un simbolo evidente degli effetti negativi dell’overtourism straniero.

Kyoto è spesso citata come l’esempio più emblematico di città giapponese travolta dal turismo di massa. Questo caso lo dimostra ancora una volta: visitare un luogo straordinario e ricco di cultura come il Giappone comporta anche la responsabilità di preservarlo. Perché il ricordo più bello non è quello inciso su un tronco, ma quello che resta nella memoria, senza lasciare brutte cicatrici dietro di sé.

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Alberi di bambù vandalizzati al santuario Fushimi Inari


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