Toshio Suzuki rompe il silenzio sull’AI che imita Miyazaki
Qualche tempo fa le immagini generate dall’intelligenza artificiale nello stile dello Studio Ghibli, in particolare quello del suo guru e fondatore Hayao Miyazaki, hanno iniziato a diventare virali in tutto il mondo. Allora lo studio, rappresentato da Toshio Suzuki, ha scelto di non intervenire pubblicamente sull’argomento.
Il presidente e storico produttore dello Studio Ghibli ha raccontato solo ora in una recente intervista ad Asahi Shimbun di aver ricevuto numerose richieste dai media che gli chiedevano di commentare pubblicamente il fenomeno. La sua risposta, però, è stata quella di rifiutare le interviste. Il motivo era piuttosto semplice: Suzuki era convinto che il pubblico si sarebbe stancato rapidamente di quelle immagini. Ed infatti, è esattamente ciò che è accaduto.
‘Si può imitare lo stile, non l’anima’
Per Suzuki, il problema non è tanto la capacità dell’AI di riprodurre l’aspetto visivo tipico delle opere Ghibli. La tecnologia può infatti generare immagini con colori, atmosfere e personaggi che ricordano immediatamente i film di Hayao Miyazaki. Ma, secondo il produttore, manca qualcosa di fondamentale.
Chi conosce davvero l’animazione, sostiene Suzuki, può riconoscere abbastanza facilmente che quelle immagini sono soltanto imitazioni. Possono essere esteticamente convincenti, ma spesso risultano prive del significato e della capacità di emozionare che caratterizzano le vere opere dello Studio Ghibli. In altre parole, l’intelligenza artificiale può copiare uno stile, ma non ciò che quello stile vuole comunicare.
Il metodo ‘anti-AI‘ di Hayao Miyazaki
Il discorso di Suzuki diventa ancora più interessante quando si parla del modo in cui Hayao Miyazaki ha lavorato al suo ultimo film > Il ragazzo e l’airone, che nel 2024 ha conquistato l’Oscar come miglior film d’animazione. Secondo Suzuki, il regista adottò un approccio quasi opposto a quello dell’intelligenza artificiale. Durante la lavorazione arrivò infatti a isolarsi dalle informazioni provenienti dal mondo esterno, evitando smartphone, giornali, televisione e gran parte della vita sociale. Un comportamento apparentemente paradossale per un artista che deve raccontare una storia al mondo contemporaneo.
L’AI, per sua natura, funziona accumulando enormi quantità di informazioni e utilizzandole per elaborare nuovi contenuti. Miyazaki, invece, avrebbe seguito la strada opposta: ridurre al minimo gli stimoli esterni per lasciare spazio alla propria immaginazione. Ed è proprio in questo isolamento che, secondo Suzuki, sarebbe nata una delle immagini più sorprendenti de > Il ragazzo e l’airone: il volto umano che emerge improvvisamente dal becco dell’airone. Una scena così particolare da lasciare colpiti anche alcuni esperti di animazione, che secondo il produttore la considerarono difficilmente riproducibile attraverso la normale computer grafica.
La vera forza di Miyazaki
Il paradosso evidenziato da Suzuki è quindi particolarmente significativo: l’AI cerca di imparare tutto per poter imitare, mentre Miyazaki, almeno durante la realizzazione di questo film, avrebbe cercato di allontanarsi da tutto ciò che poteva condizionare la sua creatività. Per Suzuki, è proprio questa componente umana a rendere speciale il lavoro di Miyazaki. Lo stile Ghibli può essere riconosciuto, studiato e persino imitato da un algoritmo. Ma dietro un’immagine realmente significativa ci sono esperienza, sensibilità, intuizione e una visione personale del mondo. In una parola: ARTE.
Una differenza che l’AI non può ancora copiare
Toshio Suzuki, entrato nello Studio Ghibli nel 1989 e produttore di quasi tutti i principali lungometraggi di Miyazaki, conosce meglio di chiunque altro il processo creativo dello studio. La sua posizione sembra quindi andare oltre la semplice critica alle immagini generate dall’AI: imitare l’aspetto di un’opera non significa replicarne l’anima. Ed è precisamente questa la caratteristica più difficile da riprodurre con l’intelligenza artificiale: non il disegno, non i colori e nemmeno lo stile, ma l’idea e l’emozione che si trovano dietro quell’immagine. ‘Anime con l’anima’ non a caso.
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