Quasi 1.000 stranieri con visto da dirigenti d'azienda hanno lasciato il Giappone

Quasi 1.000 stranieri con visto da dirigenti d’azienda hanno lasciato il Giappone

Quasi 1.000 residenti stranieri con un visto per dirigenti d’azienda hanno lasciato il Giappone nella prima metà del 2026, circa quattro volte in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo i dati dell’Agenzia per i Servizi di Immigrazione giapponese (ISA), tra gennaio e giugno 953 titolari di questo tipo di visto hanno lasciato il Paese senza completare le procedure necessarie per il rientro. Un dato che, di fatto, indica una partenza definitiva. L’aumento è iniziato dopo l’introduzione, nell’ottobre 2025, di requisiti molto più severi per ottenere e mantenere il visto.

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Le nuove regole fanno aumentare le partenze

Prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, tra gennaio e settembre 2025 lasciavano il Giappone senza permesso di rientro circa 40 titolari di visto al mese. A novembre, primo mese completo con le nuove regole, il numero è però raddoppiato, arrivando a 80 persone. A dicembre è salito ulteriormente a 114. La situazione è peggiorata nei mesi successivi: a giugno 2026 le partenze hanno raggiunto quota 226, quasi il doppio rispetto a dicembre.

Una delle principali novità introdotte a ottobre, e causa della fuga di imprenditori esteri in terra nipponica, riguarda il capitale necessario per avviare un’attività. Il requisito è passato da 5 milioni di ¥ (crc. 27.000 €) a ben 30 milioni di ¥ (crc. 163.000 €). Inoltre, l’azienda deve impiegare almeno un lavoratore a tempo pieno che sia cittadino giapponese oppure uno straniero con un permesso di soggiorno stabile, come quello di residente permanente. Per molti piccoli imprenditori stranieri si tratta di un cambiamento difficile da sostenere.

«Molti non riescono a raccogliere 30 milioni di ¥»

Secondo Fumio Harima, avvocato specializzato in procedure amministrative e questioni legate all’immigrazione, il requisito patrimoniale rappresenta oggi il problema principale per molti titolari del visto.

«Molti nostri clienti ci hanno detto di non riuscire a raccogliere i 30 milioni di ¥ di capitale richiesto», ha spiegato Harima. «Sono davvero in difficoltà e non sanno come gestire la nuova situazione finanziaria».

Per gli imprenditori già presenti in Giappone è previsto comunque un periodo di grazia di tre anni, fino a ottobre 2028, per adeguarsi ai nuovi requisiti. Non avere 30 milioni di ¥ però non significa automaticamente perdere il visto. Le nuove regole non prevedono necessariamente il rifiuto automatico del rinnovo per chi non raggiunge la soglia dei 30 milioni.

Secondo l’ISA, durante il rinnovo possono essere valutate anche altre condizioni dell’attività e della situazione del richiedente. In alcuni casi, inoltre, è possibile presentare un piano per raggiungere i nuovi requisiti. Proprio questa formulazione, però, lascia ancora diversi interrogativi agli specialisti. Harima ha spiegato che il suo studio sta osservando attentamente come l’ISA applicherà concretamente le nuove regole.

Quasi 1.000 stranieri con visto da dirigenti d'azienda hanno lasciato il Giappone

A rischio soprattutto i piccoli ristoranti

Il governo giapponese ha deciso di irrigidire i requisiti anche a causa dei numerosi casi di abuso legati al visto per dirigenti d’azienda. Nel corso degli anni sono emersi casi di società di comodo e documenti falsificati. Le nuove regole, tuttavia, stanno colpendo anche imprenditori che gestiscono attività perfettamente legittime.

Tra i più esposti ci sono i proprietari di piccoli ristoranti cinesi, indiani e nepalesi, alcuni dei quali potrebbero essere costretti a chiudere dopo anni trascorsi in Giappone. Un sondaggio realizzato ad aprile da Tokyo Shoko Research su 299 imprenditori stranieri ha rilevato che il 5,3% stava valutando di chiudere la propria attività, mentre il 45,2% prevedeva un qualche tipo di impatto sulle proprie operazioni.

Quasi 1.000 stranieri con visto da dirigenti d'azienda hanno lasciato il Giappone

In molti potrebbero cambiare tipo di visto

Secondo Harima, le chiusure potrebbero aumentare nei prossimi anni, ma non tutti gli imprenditori saranno necessariamente costretti a lasciare il Giappone. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di trasferire la gestione dell’attività a un’altra persona e cambiare successivamente il proprio status di soggiorno. Alcuni imprenditori potrebbero, per esempio, continuare a lavorare come chef o responsabili di negozio sotto un nuovo proprietario giapponese.

«Credo ci siano buone probabilità che molte di queste persone cambieranno lo status del proprio visto», ha spiegato Harima.

Il visto per dirigenti d’azienda aveva conosciuto una forte crescita negli ultimi anni. Alla fine del 2025, i titolari in Giappone erano 46.781, quasi 20.000 in più rispetto a cinque anni prima e circa 30.000 in più rispetto a dieci anni fa. Circa la metà dei titolari erano cittadini cinesi.

Le nuove regole segnano quindi una svolta importante per questo tipo di visto, anche per molti italiani che fanno affari in Giappone. E potrebbero modificare significativamente il panorama delle tante piccole imprese gestite da stranieri in Giappone nei prossimi anni.

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