Perché in Giappone l'obesità è ferma al 4% mentre in occidente supera spesso il 40%?

Perché in Giappone l’obesità è ferma al 4%?

Mentre molti Paesi occidentali continuano a combattere contro una crescente epidemia di obesità, il Giappone rappresenta un’eccezione sorprendente. Nel Paese del Sol Levante il tasso di obesità si aggira intorno al 4%-6%, uno dei più bassi al mondo assieme a quello della Corea del Sud, mentre in diverse nazioni occidentali supera in media il 30-40%.

Va specificato che anche in Italia è abbastanza basso (12%) rispetto al resto d’Europa e soprattutto agli Stati Uniti che da soli sono al 42%. Il risultato incredibile del Giappone però non dipende da diete miracolose o da un’ossessione nazionale per il fitness. Ma da una combinazione di cultura alimentare, abitudini quotidiane e scelte sociali che influenzano la vita delle persone fin dall’infanzia.

Perché in Giappone l'obesità è ferma al 4% mentre in occidente supera spesso il 40%?

L’hara hachibu: fermarsi prima di essere sazi

Uno dei concetti più famosi della cultura alimentare giapponese è l’hara hachibu, un’antica filosofia secondo cui bisognerebbe smettere di mangiare quando ci si sente sazi all’80%. Questa pratica, particolarmente diffusa a Okinawa, insegna a prestare attenzione ai segnali del proprio corpo e a evitare gli eccessi.

A differenza di molte culture dove il pasto termina quando non si riesce più a mangiare oltre, in Giappone è normale alzarsi da tavola con ancora una lieve sensazione di fame. Nel lungo periodo questo semplice principio riduce naturalmente l’apporto calorico quotidiano senza la necessità di seguire rigide diete.

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Porzioni piccole e pasti equilibrati

Un altro fattore fondamentale è la dimensione delle porzioni. Nei ristoranti giapponesi i pasti tendono a essere piatti unici e tendenzialmente più piccoli rispetto a quelli serviti in molti Paesi occidentali. La cucina tradizionale giapponese si basa inoltre sulla varietà: un singolo pasto può includere riso, pesce, verdure, zuppa di miso e piccoli contorni. Questo approccio permette di assumere nutrienti diversi senza eccedere nelle calorie. Anche la presentazione del cibo ha la sua importanza. Piatti e ciotoline di dimensioni ridotte favoriscono porzioni più contenute e incoraggiano a mangiare lentamente, aumentando il senso di sazietà.

La tradizione culinaria giapponese privilegia alimenti poco lavorati. Pesce, alghe, tofu, verdure di stagione e prodotti fermentati sono presenti nella dieta quotidiana di milioni di persone. Pur non essendo immune alla diffusione dei fast food, che ogni tanto tutti si concedono, il Giappone continua a consumare quantità relativamente elevate di pesce e vegetali rispetto a molti Paesi occidentali. Inoltre, gli snack e i dolci sono generalmente più piccoli e meno calorici. La cucina giapponese tradizionale contiene anche meno zuccheri aggiunti e meno grassi saturi rispetto a molte diete occidentali, contribuendo a mantenere il peso sotto controllo.

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Camminare fa parte della vita quotidiana

Uno dei segreti meno discussi del Giappone riguarda il movimento quotidiano. Nelle grandi città come Tokyo o Osaka, milioni di persone utilizzano treni e metropolitane per spostarsi. Questo significa che gran parte della popolazione cammina ogni giorno per raggiungere le stazioni, cambiare linea o arrivare nel posto di lavoro.

Anche senza praticare sport regolarmente o andare in palestra, molti giapponesi accumulano migliaia di passi quotidiani e molto dislivello a causa delle numerose scale su e giù nelle labirintiche stazioni. In confronto, in molti paesi occidentali l’automobile è spesso indispensabile in mancanza di trasporti pubblici capillari ed efficienti. Anche se spesso se ne abusa perfino per percorrere brevi distanze, riducendo significativamente il livello di attività fisica giornaliera.

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L’educazione alimentare inizia a scuola

Le scuole giapponesi svolgono un ruolo importante nella promozione di abitudini sane. Gli studenti ricevono pranzi equilibrati preparati nelle mense seguendo precise linee guida nutrizionali. L’educazione alimentare, conosciuta come shokuiku, insegna ai bambini l’importanza di una dieta bilanciata, del rispetto per il cibo e della moderazione. Gli studenti delle elementari partecipano persino alla distribuzione dei pasti e alla pulizia dopo il pranzo, sviluppando un rapporto più consapevole con l’alimentazione fin dalla giovane età.

Anche la pressione sociale gioca un ruolo

Un aspetto spesso trascurato riguardo al peso delle persone, è insito nella cultura giapponese stessa. In Giappone esiste una forte attenzione all’immagine pubblica e alla salute fisica. Essere in buona forma è generalmente considerato parte della cura di sé e del rispetto verso gli altri. Non è considerato disdicevole far notare a qualcuno che è ingrassato, lo si fa pensando principalmente di aiutarlo a preservare la sua salute.

Sebbene questo possa creare pressioni sociali non sempre positive, contribuisce a mantenere alta la consapevolezza riguardo al peso corporeo e alle abitudini alimentari. Anche molte aziende organizzano controlli medici periodici per i dipendenti, incoraggiando la prevenzione e uno stile di vita salutare. Esiste poi anche Radio Taiso, degli esercizi ginnici che durano 3 minuti e che vengono eseguiti da tutti alla stessa ora ovunque: a casa, nei parchi, nelle scuole e persino nelle grandi aziende prima di iniziare a lavorare.

Non è un Paese perfetto, ma riesce a contenersi

Naturalmente il Giappone non è immune ai cambiamenti moderni. Il consumo di cibo ultra-processato è in aumento, soprattutto tra i giovani. E negli ultimi decenni il numero di persone in sovrappeso è cresciuto leggermente rispetto al passato in cui era addirittura meno del 4%.

Tuttavia, il Paese continua a distinguersi per la sua capacità di integrare alimentazione equilibrata, attività fisica quotidiana ed educazione alla salute in modo naturale, senza aver bisogno di fare affidamento esclusivamente su diete restrittive o campagne straordinarie. Il risultato è uno dei tassi di obesità più bassi del mondo e una delle aspettative di vita più elevate del pianeta, dimostrando come piccole abitudini quotidiane possano avere un impatto enorme sulla salute di un’intera nazione.

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