Nuove regole per la residenza permanente in Giappone
Il governo giapponese ha introdotto nuove linee guida per gli stranieri che vogliono ottenere la residenza permanente. Tra i cambiamenti più importanti c’è un requisito economico più severo, che verrà applicato anche retroattivamente alle domande presentate negli ultimi 6 mesi.
Reddito alto per ottenere la residenza permanente
Il governo giapponese ha ufficializzato il 1° ottobre 2026 la revisione delle linee guida per la concessione della residenza permanente agli stranieri. Le nuove disposizioni rendono più stringenti diversi criteri, soprattutto per quanto riguarda la stabilità economica del richiedente. La legge sull’immigrazione prevede già che chi vuole diventare residente fisso debba dimostrare una buona condotta (non aver violato alcuna legge giapponese). Oltre ad essere in grado di mantenersi autonomamente e dimostrare che la propria permanenza sia compatibile con gli interessi del Giappone.
La nuova interpretazione rende però più concreto il requisito economico. Secondo le linee guida, il reddito del nucleo familiare del richiedente dovrà superare il reddito medio delle famiglie giapponesi con un numero comparabile di componenti. Per una persona che vive da sola, viene considerato il suo reddito individuale. Per un nucleo familiare vengono invece presi in considerazione i redditi dei componenti della stessa economia domestica.
Fino ad ora, un reddito annuo di circa 3 milioni di ¥ (crc. 16.900 €) era considerato un importo di base, ma generalmente accettabile, per chi richiedeva la residenza permanente. Non sono molti, più o meno corrispondono allo stipendio tipico di un impiegato di basso livello in Giappone. Da ora in poi invece il reddito dovrà superare i 4,5 milioni di ¥ (crc. 25.300 €), un aumento quasi del 50%.
La nuova regola vale anche per le domande già presentate
È proprio questo uno degli aspetti più controversi della modifica. Il nuovo criterio relativo al reddito non riguarda esclusivamente le domande presentate dopo il 1° ottobre. L’Agenzia giapponese per i servizi dell’immigrazione specifica che per le domande presentate tra il 1° aprile 2026 e il 31 marzo 2027 continueranno ad applicarsi in generale le vecchie linee guida.
Ma i nuovi criteri relativi al reddito saranno usati anche per queste pratiche. In particolare, la modifica riguarda le domande presentate nei sei mesi precedenti alla revisione e ancora in corso il 1° ottobre. In altre parole, chi ha presentato la domanda diversi mesi fa può comunque essere valutato sulla base del nuovo parametro economico.
Dal 2027 cambieranno anche le regole per i coniugi stranieri
Modifiche più ampie entreranno in vigore dal 1° aprile 2027. Per gli stranieri sposati con un cittadino giapponese, l’attuale eccezione al requisito generale dei dieci anni di residenza diventerà più restrittiva. Sarà necessario aver mantenuto un matrimonio effettivo per almeno cinque anni e aver vissuto in Giappone per almeno tre anni consecutivi. Attualmente, la coppia deve essere sposata da almeno tre anni e il coniuge straniero deve aver vissuto in Giappone per almeno un anno per poter beneficiare del provvedimento.
Per chi non è sposato con un cittadino giapponese, il requisito generale rimarrà quello di aver risieduto in Giappone per almeno dieci anni, con ulteriori condizioni relative alla durata del soggiorno e allo status di residenza.
Anche la pensione entrerà nella valutazione
Un’altra novità riguarda la situazione previdenziale del richiedente. Dal 2027, le autorità terranno maggiormente conto anche della pensione che il richiedente potrebbe ricevere in futuro. Valutandola in relazione a quella che avrebbe maturato una persona con un determinato livello di reddito e 30 anni di iscrizione al sistema pensionistico giapponese.
Non significa quindi semplicemente che ogni straniero dovrà aver già versato contributi per 30 anni: la valutazione riguarda soprattutto la stima della pensione futura sulla base della situazione contributiva, dell’età, del reddito e degli anni di iscrizione. Ma questo scoraggerà i giovani stranieri dal trasferirsi in Giappone, poiché ciò implicherebbe il rischio di trascorrere gli anni migliori della propria carriera lavorativa in Giappone senza la certezza di poter ottenere la residenza permanente entro i 50 anni.
Una stretta in un momento delicato per il Giappone
La decisione arriva mentre il Giappone continua ad affrontare importanti cambiamenti demografici e una crescente presenza di residenti stranieri. Il governo sta cercando di rendere più rigorosi i criteri per ottenere la residenza permanente, con l’obiettivo dichiarato di verificare più attentamente la stabilità economica e l’integrazione dei richiedenti. Le nuove linee guida introducono infatti anche criteri più dettagliati riguardanti il rispetto degli obblighi fiscali e previdenziali, la conoscenza della lingua giapponese e la comprensione delle regole e dei sistemi del Paese.
Per gli stranieri che vivono e lavorano in Giappone, però, il cambiamento potrebbe rendere molto più complesso il percorso verso la residenza permanente, soprattutto per chi ha un reddito relativamente basso o è giovane e ha una carriera iniziata da poco nel Paese.
E ottenere un visto sarà anche più costoso
La stretta sulla residenza permanente arriva inoltre insieme all’aumento dei costi per diverse procedure di immigrazione. Dal 1° ottobre 2026, infatti, sono cambiate anche le tariffe per il rinnovo del permesso di soggiorno: prima costava il corrispettivo in yen di 56 €, mentre ora chi farà richiesta dovrà pagare circa venti volte tanto, ovvero 1.105 €.
Per la stessa residenza permanente, la tassa prevista al momento dell’autorizzazione è salita a 200.000 ¥ (crc. 1.200 €), rispetto ai precedenti 10.000 ¥ per le domande interessate dalla vecchia tariffa. Per gli stranieri che vogliono costruire il proprio futuro in Giappone, quindi, il percorso verso la stabilità a lungo termine sta diventando decisamente più costoso e articolato. Per il momento è sicuramente meglio vivere il Paese da turisti stranieri piuttosto che lavoratori, grazie ai vantaggi innegabili dello yen debole.
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