L'oscuro passato di Okunoshima

L’oscuro passato di Okunoshima, la famosa Isola dei conigli in Giappone

In Giappone esistono una moltitudine di > Isole degli animali. Ci sono tantissime isole dei gatti, dei cervi, delle scimmie, delle pecore. Ma una delle più amate dai turisti nipponici, assieme a quelle dei gatti, è l’Isola dei conigli, abitata solo da loro. Nutriti dagli umani e al sicuro dai predatori perché qui non ci sono, questi dolci animali prolificano come solo dei conigli sanno fare. Trascorrono le loro giornate rilassandosi sulla spiaggia o sui prati dell’isola mentre i turisti li accarezzano e scattano loro tantissime foto adoranti. Sembrerebbe a tutti gli effetti il paradiso dei conigli… ma ogni paradiso ha sempre il suo lato oscuro e questo luogo non fa eccezione.

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Okunoshima è una piccolissima isola nel mare interno di Seto, non lontano dalla costa di Takehara, città nella prefettura di Hiroshima. Ormai è conosciuta più con il nome di Usagi Jima che si traduce letteralmente in “Isola dei conigli” che non con quello vero. La sua peculiarità è di essere la casa di una numerosa colonia di conigli randagi che vi scorrazzano indisturbati. Ma perché e come hanno fatto ad arrivarci? La loro presenza qui nasconde una strana storia.

In questa isola durante la Seconda guerra Mondiale si producevano tonnellate di gas tossico per l’esercito imperiale giapponese. Infatti, a cause del segreto militare, non figura in nessuna mappa giapponese. Durante la guerra in Cina degli anni ’30 e ’40, vennero utilizzate anche armi batteriologiche contro truppe e civili cinesi, prodotte in luoghi come questo. Le vittime, secondo alcune stime, furono circa 80.000.

L'oscuro passato di Okunoshima

Alcuni ipotizzano che il triste passato dell’isola possa essere il motivo per cui ora è abitata da così tanti conigli. Quando l’esercito iniziò a produrre armi chimiche nel 1929, inviarono dei conigli sull’isola come cavie per testare gli effetti del gas velenoso. I dipendenti che lavoravano sull’isola, una volta finita la guerra, potrebbero aver liberato gli animali dalle gabbie dei laboratori. Che poi hanno cominciato a vivere liberi e a riprodursi appunto come conigli. Tuttavia, molte persone contestano questa versione dei fatti.

Ellis Krauss, professore di politica giapponese associato all’Università della California a San Diego, in un’intervista ha dichiarato che ai tempi i conigli che erano sull’isola vennero tutti abbattuti. Le cavie sarebbero state uccise dagli americani quando arrivarono sull’isola durante l’occupazione alla fine della guerra. Secondo Krauss all’epoca erano presenti circa 200 conigli, impiegati per terribili esperimenti con il gas.

Ma allora, se sono stati tutti uccisi, da dove arrivano quelli presenti ora se non sono dei discendenti? Un gruppo di studenti nel 1971 potrebbe aver rilasciato otto conigli sull’isola. Questi mammiferi, riproducendosi rapidamente, potrebbero essere arrivati al loro attuale numero di circa 1000 esemplari. Inoltre, nell’isola non sono presenti predatori. Niente gatti, cani o altri animali selvatici che potrebbero attaccarli ed ucciderli. Ovviamente per questo è severamente vietato introdurli, nemmeno i cani al guinzaglio sono ammessi.

Il recente aumento di popolarità dell’Isola dei conigli giapponese, potrebbe però avere un effetto collaterale negativo per questi animali. Dei ricercatori hanno affermato infatti che a causa dell’aumento esponenziale di turisti che danno da mangiare ai conigli randagi, l’ecosistema dell’isola è ormai completamente rovinato dall’aumento incontrollabile di questi singoli animali.

Hanno anche problemi di salute causati dal tipo di cibo (sbagliato) che mangiano dalle mani dei turisti. Spesso si tratta di cavolo, che non è l’opzione ideale per loro. Può creare gonfiore ed è anche carente di fibre, che invece i conigli dovrebbero assumere in quantità per stare bene. Per questo si è anche appurato che questi animaletti in media vivono molto poco, circa due anni. Alla faccia del paradiso…

L'oscuro passato di Okunoshima

I conigli poi hanno bisogno di mangiare regolarmente. Ma da quando sono arrivati i turisti, si alternano giorni di abbuffate, quando c’è il sole, a giorni di digiuno quando piove e le barche non raggiungono l’isola. E questo a lungo andare ha peggiorato la salute di questi poveri animali. Gli umani come sempre non si smentiscono mai nel fare danni alle altre creature e ovviamente a loro stessi…

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