La storia di Tsutomu Miyazaki 'l'otaku serial killer'

La storia di Tsutomu Miyazaki ‘l’otaku serial killer’ 

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Erika Namba

Negli otto mesi successivi altre due bambine scomparvero. Una il 3 dicembre 1988, si chiamava Erika Namba e aveva quattro anni. Venne convinta anche lei a salire in macchina con una scusa. Questa volta però Tsutomu cambiò modus operandi. Invece che nel bosco, la portò in un parcheggio appartato e chiese alla bambina in lacrime di togliersi i vestiti per poterla fotografare. Subito dopo la uccide e le lega mani e piedi con del filo di nylon. Ma invece di seppellirla mette il cadavere nel bagagliaio sotto un lenzuolo, con l’intento di portarlo a casa.

Per strada una delle ruote della macchina ha un problema che lo costringe a fermarsi. Allora scarica corpo e vestiti di Erika nel bosco a lato della strada. Al ritorno trova delle persone vicino alla sua auto che gli chiedono se avesse bisogno di aiuto. Una volta risolto il problema torna a casa come niente fosse. Il giorno dopo qualcuno ritrovò dei vestitini nella foresta e da lì partirono le ricerche che portarono al ritrovamento del cadavere di Erika. Non trovando ulteriori indizi nei dintorni, interrogarono i due uomini che aiutarono Tsutomu con la ruota della macchina. Venne chiesto loro il modello di auto in panne ma sbagliarono a ricordarlo e quindi non si giunse a nulla.

 Ayako Nomoto

L’ultima vittima del ‘serial killer otaku’ è forse quella più scioccanteAyako Nomoto, cinque anni, venne rapita nel mese di giugno del 1989 e stavolta, dopo averla convinta a salire in auto e farsi fotografare, la uccide e poi riesce a portare il suo cadavere a casa, dove vive con la sua famiglia. Trascorre poi due giorni interi a fotografarla e filmarla masturbandosi, per poi bere il suo sangue e infine mangiarle mani e piedi. Una volta che il cadavere ha cominciato a decadere e spargere miasmi sospetti, Tsutomu lo ha smembrato e nascosto in diversi luoghi di Tokyo. Tra cui un cimitero, dei servizi igienici di un parco e i soliti boschi vicini. Dopo due settimane poi, per paura che qualcuno trovasse i resti, li ha recuperati e tenuti nell’armadio della sua stanza.

La storia di Tsutomu Miyazaki 'l'otaku serial killer'

Indagini e cattura 

La polizia dopo il ritrovamento dell’unico cadavere, quello di Erika, stava già indagando e collegando il caso con le scomparse di Mari, Masami e Ayako. Ma gli indizi e soprattutto gli altri cadaveri mancavano e quindi non poteva fare molto oltre che perlustrare il vicinato. La svolta avvenne però grazie ad un semplice cittadino, non alla polizia. Nel luglio 1989 Tsutomu Miyazaki era in procinto di trovare una quinta vittima. Si avvicinò ad una bambina nei pressi di un fiume e la convinse a salire nella sua macchina parcheggiata lì vicino. Ma non fece i conti con la sorella maggiore della bimba che era nei paraggi e, vedendo la scena, corse a chiamare il padre.

Quando arrivò al parcheggio trovò un uomo sconosciuto che fotografava la figlia di quattro anni nuda dentro un’auto. Immaginate la reazione di un padre davanti ad una scena simile. Comincia ovviamente una violenta colluttazione tra i due uomini e la figlia afferrata dal padre e trascinata fuori dall’auto. Ma facendo questo l’uomo perde il controllo di Tsutomu Miyazaki che riesce a divincolarsi e a scappare a piedi.

Ok che la polizia fino ad ora non è stata molto sveglia ma dato che il killer ha abbandonato la sua auto, era matematico che prima o poi sarebbe tornato a riprenderla. E così, dopo essersi appostati per diversi giorni nel parcheggio, riescono a catturarlo. Scandagliano prima l’auto e poi la casa del mostro di Saitama e finalmente trovano delle prove sconvolgenti.

Nella sua casa la polizia reperì più di 5.000 videocassette. Film porno, anime hentai e materiale pedopornografico. Ma soprattutto trovò anche i video fatti da Tsutomu stesso, dove erano chiaramente immortalati i suoi abusi su dei cadaveri di bambine. Alla fine, come prova definitiva trovano anche i resti dell’ultima vittima Ayako dentro l’armadio della sua camera. Nei mesi successivi all’arresto, Tsutomu Miyazaki confessò anche gli altri tre delitti e fece ritrovare i poveri resti per le famiglie. Ha anche ammesso di aver mangiato le parti mancanti di alcuni corpi.

La storia di Tsutomu Miyazaki 'l'otaku serial killer'

Processo e condanna

Quando cominciò ad avvicinarsi il processo, i genitori negarono pubblicamente il loro sostegno a Tsutomu. Suo padre si rifiutò anche di coprire le spese legali del figlio e per la profonda vergogna si tolse la vita nel 1994. Durante il processo il serial killer sembrava sereno, come se non si ricordasse nulla o le cose raccontate non lo riguardassero. Rispondeva chiaramente alle domande e appariva ragionevole. Quando qualcuno degli inquirenti gli ha chiesto il perché dei suoi crimini però incolpòRat-Man“, un alter-ego creato dalla sua mente che secondo lui lo ha costretto a fare cose orribili.

Gli psicoanalisti hanno individuato nella mancanza di rapporto con i genitori un primo indicatore del disagio di Tsutomu. Sottolineando anche che l’assenza di questo legame ha portato il killer a rifugiarsi nel mondo di fantasia di manga e anime. I media sottolinearono subito questo aspetto, etichettandolo in maniera dispregiativa come un “otaku“, cioè una persona asociale ed ossessionata da questi prodotti di intrattenimento che evidentemente plagiano la mente. I fan degli anime/manga non hanno apprezzato che le due cose fossero collegate. Era assurdo pensare che questi avessero trasformato un ragazzo in un mostro. Ma ormai la sempre eterna macchina del fango era partita e nessuno avrebbe potuto fermarla. Per questo ancora oggi molti giapponesi, soprattutto quelli di una certa età, vedono in maniera negativa chi potrebbe essere definito un otaku.

Nel corso dei sette anni del processo, diversi team di psichiatri hanno esaminato Tsutomu Miyazaki per capire se l’uomo fosse sano di mente o meno. E quindi se rinchiuderlo in uno ospedale psichiatrico o in prigione in attesa del giudizio definitivo. Va detto anche che in tutto questo tempo lui non si è mai pentito di nulla. E alla fine i magistrati hanno deciso che avesse una buona salute mentale e per questo meritevole di scontare la pena capitale che gli spettava. Nel 2008, dopo ben 19 anni di braccio della morte e vari ricorsi falliti, Tsutomu Miyazaki è stato condannato a morte per impiccagione.

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La storia di Tsutomu Miyazaki ‘l’otaku serial killer’