La storia di Tsutomu Miyazaki 'l'otaku serial killer'

La storia di Tsutomu Miyazaki ‘l’otaku serial killer’ 

Alla fine dell’estate del 1988, fu consegnato un pacco all’indirizzo dei genitori di una bambina di 4 anni, Mari Konno, scomparsa da qualche tempo. Nella scatola c’era la foto del vestitino che Mari indossava il giorno in cui sparì, alcuni dentini e una busta con un messaggio: “Mari. Cremata. Ossa. Indagare. Dimostralo.” Ecco la storia di Tsutomu Miyazaki ‘l’otaku serial killer’ di bambine.

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La raccapricciante scatola è solo una delle tante che le famiglie di quattro bambine scomparse in Giappone alla fine degli anni 80′ avrebbero ricevuto. Le loro figlie ora sarebbero vive se non avessero incontrato uno dei serial killer più terribili che il Giappone abbia mai dovuto affrontare. Il suo nome è Tsutomu Miyazaki ed è conosciuto in tutto il mondo haimè come l’otaku serial killer a causa della sua passione per anime e manga. E’ anche e soprattutto colpa sua se il termine otaku in Giappone ha tutt’oggi una valenza negativa, molto più che nel resto del mondo.

Tsutomu Miyazaki è nato prematuro nell’agosto del 1962 e con una malformazione a mani e polsi che non gli permetteva di muoverli normalmente. Questa condizione gli ha fatto trascorrere un’infanzia molto solitaria, dato che veniva continuamente bullizzato crudelmente dagli altri bambini.

La storia di Tsutomu Miyazaki 'l'otaku serial killer'

Tsutomu era un ragazzino tranquillo, anche se non riusciva a fare amicizia con nessuno. Nelle poche foto durante il periodo della scuola ha sempre le mani nascoste, fonte di profondo disagio per lui. E sua scusa più frequente per ogni cosa che non funziona, e non funzionerà mai nemmeno in futuro, nella sua vita. Nonostante le difficoltà fisiche, è sempre stato affascinato dal disegno, soprattutto dai manga, tanto che ne realizzò anche di suoi per divertimento durante l’adolescenza.

Sebbene non fosse uno studente esemplare, alle elementari riuscì a classificarsi tra i primi 10 studenti della sua classe. Continuò poi a cavarsela bene anche alle medie e al liceo, il suo sogno fare l’insegnante. Ad un certo punto però i suoi voti peggiorarono e non fu accettato all’Università Meiji che avrebbe voluto frequentare. Così ripiegò in una scuola per tecnici fotografici e cominciò a lavorare nella tipografia di un conoscente.

Non è chiaro il motivo per cui i voti di Tsutomu crollarono all’improvviso ma forse la causa fu la sua situazione familiare. Nessuno lo considerava a casa, il padre e la madre meno che meno, le due sorelle minori lo trovavano ripugnante. Solo con il nonno aveva un buon rapporto, trascorreva la maggior parte del tempo con lui. Anche quando al liceo tentò il suicidio fu lui a dargli sostegno e a convincerlo ad andare avanti. Quando il nonno morì, secondo gli esperti del suo caso, è stato il suo punto di non ritorno. Più avanti ha confessato che dopo il funerale ha mangiato un po’ delle sue ceneri per sentirsi più vicino a lui.

Da questo momento in poi i familiari cominciano a notare un cambiamento negativo in Tsutomu. Dissero di averlo beccato a spiare le sorelle minori mentre facevano il bagno e in altre occasioni aveva ferito dei coetanei per strada. Infine dopo un litigio, arrivò anche a colpire sua madre. Da appassionato e studente di fotografia, cominciò a scattare foto sotto le gonne delle giocatrici di tennis della sua scuola. Si appassionò anche alle foto delle riviste porno, che però riteneva noiose a causa della censura, bande nere e sfocature, che caratterizzano da sempre i materiali hard giapponesi. Così Tsutomu iniziò a cercare sottobanco materiale senza censura e pedopornografico. Ma ben presto non bastò più nemmeno quello…

La storia di Tsutomu Miyazaki 'l'otaku serial killer'

Mari Konno

Nell’agosto 1988, Tsutomu Miyazaki rapì Mari Konno, una bambina di quattro anni. Nella sua confessione racconta che camminava per strada, è andato verso di lei e l’ha convinta con una scusa a salire in macchina. Quindi l’ha portata in un bosco vicino Tokyo e per una mezz’ora sono rimasti seduti per terra in silenzio senza fare nulla. La bambina però ad un certo punto si spazientì e cominciò a piangere, così per paura che qualcuno la potesse sentire la uccise strangolandola.

In seguito la spogliò, abusò di lei, seppellì il suo corpo e tornò a casa con i suoi vestiti. Per diverse settimane lasciò il cadavere a decomporsi nel bosco, tornando a controllarlo frequentemente. Alla fine decise di bruciarlo ma prima amputò mani e piedi e li riportò a casa, nascondendoli nel suo armadio. In seguito chiamò al telefono alcune volte i parenti di Mari, ansimando, senza parlare. E alla fine decise di inviargli la scatola contenente i piccoli resti e il messaggio che avete trovato ad inizio post.

Masami Yoshizawa

Nell’ottobre 1988, Tsutomu Miyazaki rapì una seconda bambina, Masami Yoshizawa di sette anni. Anche in questo caso la beccò per strada mentre tornava a casa e gli offrì un passaggio in auto. Anche lei fu portata nella stessa foresta di Mari e allo stesso modo uccisa per strangolamento e poi stuprata subito dopo. In questo caso però non fece in tempo a seppellire il corpo perché questo ebbe un sussulto postmortem che lo fece spaventare e fuggire. Lo abbandonò lì, a pochi metri da quello della prima vittima Mari. La polizia cominciò le ricerche anche di questa bambina e a collegarla con la scomparsa di Mari due mesi prima. Non trovando nessuno cadavere però, vennero entrambi catalogati come casi di scomparsa di minore.

Con questa seconda sparizione così ravvicinata da quella precedente, cominciò a serpeggiare il panico tra la popolazione della zona di Saitama. Chi aveva dei figli piccoli non li lasciava più uscire di casa da soli e li accompagnava e riprendeva da scuola ogni giorno, cosa strana in Giappone. Dovete sapere che qui in circostanze normali è comune per dei bambini delle elementari andare a scuola, a giocare a casa di amici o al parco da soli. Ma queste non erano più circostanze normali, con un rapitore forse maniaco e serial killer a piede libero.

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(spezzo i post lunghi per far caricare prima le pagine)