Indossare un kimono se non si è giapponesi è appropriazione culturale?

Indossare un kimono se non si è giapponesi è appropriazione culturale?

Una delle esperienze che spesso viene proposta ad un turista in Giappone, è quella di sottoporsi alla vestizione con i > kimono per poi girare per le città a fare foto ricordo. In questo caso generalmente la cosa non è considerata un’appropriazione culturale, dato che è un servizio offerto dai giapponesi agli stranieri. I kimono usati sono sempre originali e fatti indossare nella maniera corretta da persone esperte nel farlo. Quindi il fatto che la cosa sia giusta o sbagliata dipende dalle circostanze in cui avviene e come. C’è una linea sottile che divide l’appropriazione culturale e l’apprezzamento culturale.

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In molti luoghi di tutto il mondo, puoi vedere dei kimono venduti o affittati con l’intenzione sbagliata. Ad esempio come vestiti di Carnevale, Halloween o cosplay in generale. Non solo questo può essere considerato irrispettoso nei confronti della cultura giapponese tradizionale, ma suggerisce anche che il kimono per qualcuno che ignora la cultura nipponica è considerato una pagliacciata.

Altro modo offensivo di indossare un > kimono è farlo in modo sessualizzato. Metterlo troppo corto, troppo stretto, troppo aperto sul davanti o sulla schiena per le donne, con conseguente atteggiamento sbagliato nel portarlo, lo fa associare inevitabilmente alla professione della > Geisha. Che però in realtà non ha nulla a che vedere con il sesso. La Geisha è un’artista dell’intrattenimento, della conversazione, una musicista e una danzatrice. Ma non una prostituta.

Indossare un kimono se non si è giapponesi è appropriazione culturale?

La diffusione del kimono fuori dal Giappone

Il > kimono è storicamente considerato un indumento quotidiano in Giappone. Non ha un particolare significato religioso o cerimoniale. Fu introdotto nel resto del mondo dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, i primi occidentali in assoluto che visitarono il Giappone nel 1609. Come dono di benvenuto, venne regalato loro un > kimono di seta dai colori vivaci e splendidamente decorato. Suscitando scalpore e meraviglia in patria quando gli olandesi lo portarono a casa dal primo viaggio.

In seguito la Compagnia delle Indie, facendo avanti e indietro nel paese, iniziò a commissionare varie versioni di kimono agli artigiani giapponesi. Questi aggiungevano a volte della spessa ovatta e maniche adattate ai gusti olandesi del tempo. Ben presto, lo stile innovativo di questi kimono fu replicato anche dai sarti europei in quanto erano uno status symbol per il periodo. Le persone che li indossavano manifestavano una prestigiosa connessione internazionale. Questa ‘moda‘ ha fatto scaturire una vera e propria mania anche per altri beni artistici giapponesi come > porcellane, > stampe e > oggettistica varia. Tutto questo rappresentava la nascita del gusto per l’esotismo, la novità dell’epoca. Da quel momento in poi i kimono in particolare, divennero un importante capo di abbigliamento per le donne europee.

Negli ultimi due secoli poi, gli stilisti di tutto il mondo si sono ispirati al kimono giapponese. Da Christian Dior ad Alexander McQueen, in molti hanno attinto al suo stile con l’idea di esaltarlo, non di appropriarsene. Tuttavia, nel corso degli anni, ci sono stati molti designer e marchi che non hanno fatto lo stesso. La moda occidentale ha iniziato ad incorporare il kimono nelle collezioni. Questo interesse ha anche fatto rifiorire l’industria giapponese del kimono che, dopo l’arrivo dell’abbigliamento occidentale, si sta tutt’ora perdendo. Al giorno d’oggi è difficile vedere dei giapponesi in kimono nella vita di tutti i giorni. Lo usano solo gli anziani e in occasione di ricorrenze nazionali e cerimonie. Oltre alle > Geishe, che però si possono scorgere ormai solo a tarda sera nella città di Kyoto.

Indossare un kimono se non si è giapponesi è appropriazione culturale?

Come capire quando il kimono è appropriazione culturale

Storicamente, il kimono faceva parte dell’abbigliamento quotidiano in Giappone, non era un capo ‘alla moda’. Tutti lo indossavano, maschi e femmine, ricchi e poveri. Cambiava solo la ricchezza dei decori e dei tessuti. I giapponesi ovviamente sono entusiasti che la loro cultura sia apprezzata in tutto il mondo. Ma prima di indossare un kimono a caso, si dovrebbe considerare il motivo per cui si vuole farlo. E’ perché siamo interessati al Giappone e alle sue tradizioni? Se la risposta è affermativa e siamo incuriositi da questo paese, dalla sua storia e cultura, allora questo è apprezzamento culturale ed indossare un kimono è una cosa positiva.

Se al contrario si indossa un kimono per divertimento o per scherzo ignorando tutto, allora si sta potenzialmente prendendo parte ad una appropriazione culturale. Anche se si acquista un kimono da aziende che ne traggono profitto senza riconoscere o accreditare la cultura giapponese, è lo stesso. I veri kimono sono opere d’arte pregiate e costose. Molti marchi di abbigliamento vendono capi definiti ‘kimono‘ ma che sono in realtà delle vestagliette che non si avvicinano nemmeno agli yukata, ovvero la versione di cotone estiva di un kimono.

I giapponesi quando vedono un occidentale in kimono, solitamente gli fanno dei gran complimenti. Se si è in Giappone e si esprime il desiderio di indossarne uno, saranno disposti ad aiutarci a farlo. E’ molto improbabile che si offendano o si preoccupino per la cosa. Finché c’è rispetto e curiosità, indossare un kimono non è considerato appropriazione culturale. Se invece viene fatto con spregio, come una buffonata e senza interesse per la cultura che c’è dietro, allora è appropriazione culturale. Quindi niente maschere da Geisha a Carnevale se non sapete la differenza tra questa e una Oiran, per fare un esempio.

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