Il Giappone taglia l’IVA su tutti i prodotti alimentari
Il Giappone si prepara ad una manovra storica: ridurre drasticamente l’imposta sui consumi applicata ai prodotti alimentari. A partire dall’aprile 2027, l’aliquota passerà dall’attuale 8% all’1%, e resterà a questo livello per almeno due anni.
Si tratta di una misura temporanea pensata per alleggerire il peso dell’aumento del costo della vita sulle famiglie giapponesi. Il piano è stato formalizzato dal governo nel settembre 2026 e dovrebbe tradursi in appositi provvedimenti legislativi da discutere in Parlamento.
Una riduzione fiscale senza precedenti
La misura ha un significato particolare perché rappresenterebbe la prima riduzione dell’imposta sui consumi da quando è stata introdotta in Giappone nel 1989. Oggi l’imposta generale sui consumi è pari al 10%, mentre per gli alimenti viene applicata un’aliquota ridotta dell’8%. Con il nuovo provvedimento, quest’ultima scenderebbe quindi al solo 1% dal 2027, con l’obiettivo di ridurre temporaneamente il costo degli acquisti quotidiani. La riduzione riguarderà i prodotti alimentari, ma non gli alcolici né i pasti consumati nei ristoranti, che continueranno a essere soggetti alle regole fiscali attuali.
Il taglio non è stato concepito come una modifica permanente. Il governo ha stabilito che l’aliquota dell’1% resterà in vigore per due anni, dall’aprile 2027 fino alla primavera del 2029. Successivamente, l’imposta sui prodotti alimentari dovrebbe tornare all’attuale 8%. Il governo considera infatti la riduzione una sorta di soluzione ponte in attesa dell’introduzione di un sistema più strutturato di sostegni economici collegati al reddito.
Per alcune famiglie il peso fiscale potrebbe azzerarsi
La novità più interessante è che l’IVA dall’8% all’1% non sarebbe l’unico intervento. Il piano prevede infatti anche pagamenti legati al reddito destinati a determinate categorie di lavoratori e famiglie. L’obiettivo è compensare anche quell’1% rimasto a carico dei consumatori, arrivando di fatto ad azzerare l’imposta sugli alimenti per i beneficiari del sostegno. Un sistema semplificato di questi aiuti dovrebbe essere avviato già durante l’anno fiscale 2027, mentre il programma completo di sostegni legati al reddito è previsto dal 2029. I dettagli relativi agli importi e alle soglie di reddito devono però ancora essere definiti.
Una misura che costerà miliardi
Il problema principale riguarda naturalmente il finanziamento. Secondo le stime citate dalla stampa giapponese, la sola riduzione dell’imposta potrebbe comportare un mancato gettito di circa 4-5 trilioni di ¥ all’anno (crc. 28 miliardi di €). Considerando anche il sistema di sostegni economici, il fabbisogno finanziario complessivo potrebbe essere ancora maggiore.
Il governo ha dichiarato di voler evitare il ricorso a nuovi titoli di Stato destinati a finanziare il deficit. Le risorse dovrebbero essere recuperate attraverso una revisione della spesa pubblica, dei sussidi, delle agevolazioni fiscali e di altre entrate.
Quanto risparmieranno davvero le famiglie nipponiche?
Per i consumatori giapponesi, l’effetto sarà visibile soprattutto sulla spesa quotidiana. Un prodotto alimentare che oggi paga l’8% di imposta passerà a un’aliquota dell’1%, anche se il prezzo finale dipenderà naturalmente dalle decisioni dei commercianti e dall’andamento dei prezzi. Per una famiglia che spende una cifra consistente ogni mese al supermercato, la differenza potrebbe quindi diventare significativa nell’arco di un anno.
Il vero interrogativo sarà però cosa accadrà nel 2029, quando l’aliquota dovrebbe tornare all’8% e il nuovo sistema di sostegni economici dovrà entrare pienamente a regime. Quanto potrà incidere una riduzione dell’imposta sui generi alimentari sul bilancio di una famiglia giapponese?
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