Il Giappone detiene il record di oggetti di valore smarriti e restituiti ai proprietari

Il Giappone detiene il record di oggetti di valore smarriti e restituiti

Cellulari lasciati nei taxi, laptop dimenticati sopra i sedili dei treni, portafogli e borsette smarriti. Ogni anno, i 126 milioni di cittadini giapponesi perdono migliaia di oggetti personali. Ma una percentuale sorprendentemente alta di questi ritrova entro poco tempo i legittimi proprietari. Una percentuale che non ha rivali nel resto del mondo.

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Secondo un recente studio dell’emittente britannica BBC, ben l’83% dei telefoni cellulari smarriti a Tokyo vengono riconsegnati. Questo risultato è un mix tra un sistema efficiente di stoccaggio e ritrovamento più ovviamente un retaggio culturale come quello giapponese che vede l’appropriarsi di oggetti di altre persone estremamente disonorevole.

Quando qualcuno smarrisce qualcosa in Giappone, la procedura di recupero generalmente è avviata presso i Koban, le casette-gabbiotti della polizia che si trovano ad ogni angolo di strada. Se siamo invece dentro ad una stazione, c’è l’ufficio smarrimenti preposto.

Il Koban per un giapponese è un punto d’appoggio fondamentale all’interno delle città. Ti aiuta in molteplici occasioni che vanno dal chiedere indicazioni stradali ad appunto denunciare la perdita di un oggetto. In totale i Koban giapponesi sono circa 6.300 sparsi capillarmente in tutto il paese.

Il Giappone detiene il record di oggetti di valore smarriti e restituiti ai proprietari

Nel 2019 (pre-pandemia) nella megalopoli di Tokyo sono avvenute oltre 4,1 milioni di segnalazioni di oggetti smarriti. E in Giappone anche il denaro contante è conteggiato come ‘oggetto’ smarrito e sempre ritrovato, a differenza degli altri paesi del mondo dove la percentuale è minima. Sempre del 2019 il record di 3,8 miliardi di ¥ in banconote smarriti (crc. 30 milioni di €), dei quali oltre il 75% è stato restituito ai proprietari.

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Sotto trovate una foto di un centro oggetti smarriti della polizia metropolitana di Tokyo. Quello situato nel quartiere Bunkyo della capitale ad esempio, ha sei piani ed ospita circa 900.000 oggetti smarriti. Pensate che ha un’area di quasi 700 mq dedicata solo agli ombrelli! Nel 2019 gli addetti hanno stoccato in questo deposito circa 343.725 ombrelli, pari a quasi l’8% di tutti gli oggetti smarriti.

Il Giappone detiene il record di oggetti di valore smarriti e restituiti ai proprietari

Dopo tre mesi che un oggetto è all’interno di un centro come questo, se non si riesce a rintracciare il proprietario e nessuno lo rivendica, allora passerà alla persona che l’ha trovato. Oppure, se non lo vuole, al consiglio comunale.

I governi locali possono vendere gli articoli non reclamati, inclusi vestiti, strumenti musicali ed elettronica, a grossisti che organizzano aste e vendite pop-up. Qui sotto ad esempio, la foto di una vendita di oggetti lasciati in stazione.

Il Giappone detiene il record di oggetti di valore smarriti e restituiti ai proprietari

Mark West, un professore dell’Università del Michigan, ha condotto una ricerca sui portafogli smarriti, confrontando le diverse percentuali tra America e Giappone con i quali venivano restituiti: New York City 10% contro Tokyo 80%! Ha poi dichiarato al Los Angeles Times:

“Non ci sono prove che i giapponesi abbiano standard di onestà fuori dai canoni. È in parte una formazione culturale ma la legge in Giappone incoraggia le persone a denunciare tutti gli oggetti smarriti alla polizia. E loro così fanno.”

Una recente ricerca globale ha rivelato la complessa psicologia che esiste alla base della restituzione di beni smarriti. Grazie a questo studio la scioccante scoperta: più denaro contiene un portafoglio perduto, più è probabile venga riconsegnato. E questo dato vale in ogni paese del mondo, non solo in Giappone.

Anche le risorse a disposizione delle forze dell’ordine giapponesi sono da tenere in considerazione. Nelle grandi città del mondo non esiste niente di equiparabile ad un Koban e alla sua capillarità. Molti paesi hanno cercato di replicare il modello ma la polizia di prossimità non rientra nel modo in cui le persone al di fuori del Giappone si approcciano alle forze dell’ordine. In Giappone i mini posti di polizia sono tantissimi e hanno almeno due poliziotti impiegati al loro interno. In molti paesi pensano che questo sia uno spreco di denaro pubblico. Ma non in Giappone.

Ribadisco, come sempre, che il Giappone non è il paradiso ma in alcuni campi, in questo caso sicurezza e onestà del prossimo, riesce ad ottenere dei risultati che in altri paesi sono impensabili. La quantità di risorse economiche destinate alla polizia di quartiere dei Koban certamente aiuta.

Ed aiuta anche un sistema di recupero degli oggetti smarriti ormai collaudato ed efficientissimo. Ma molto del merito di tutto ciò va alla mentalità dei giapponesi, che a volte può risultare strana ma per queste cose è davvero esemplare.

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Fonte: @japaninside


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