Il Giappone avrà una seconda capitale oltre Tokyo
Il Giappone si prepara a creare una ‘capitale di riserva‘ pronta a sostituire temporaneamente Tokyo in caso di emergenza. Osaka è la favorita, ma anche Nagoya, Fukuoka, Sapporo e Hiroshima puntano alla designazione. In gioco ci sono sicurezza nazionale, investimenti e nuovi equilibri economici e politici.
Tokyo resterà capitale ma serve un piano B
Il Giappone non ha intenzione di trasferire definitivamente la capitale come ha fatto ad esempio l’Indonesia con Nusantara. Tokyo resterà il centro politico del Paese, ma il governo vuole creare una sede alternativa capace di garantire il funzionamento dello Stato nel caso in cui una catastrofe naturale paralizzi la metropoli. Il progetto prende il nome di ‘fukushuto‘, cioè ‘capitale secondaria‘. Entro la fine di ottobre il governo dovrebbe stabilire i requisiti necessari per ottenere questa designazione, dopo l’approvazione della relativa legge lo scorso luglio.
Il principale motivo è il > rischio di un grande sisma a Tokyo. Il Giappone è infatti esposto non solo ai terremoti, ma anche a tsunami, tifoni e alluvioni. Secondo le stime governative, nei prossimi trent’anni esiste circa il 70% di probabilità che un terremoto di magnitudo intorno a 7 colpisca il sud del Kantō. Lo scenario peggiore ha previsto circa 18 mila morti, 400 mila edifici distrutti o incendiati e 4,8 milioni di persone senza casa, con danni economici stimati in 83 mila miliardi di ¥. L’obiettivo è quindi evitare che un singolo disastro possa paralizzare contemporaneamente governo, finanza, telecomunicazioni e infrastrutture strategiche dell’intero Paese.
La seconda capitale avrebbe anche una funzione economica. Tokyo concentra infatti circa il 30% della popolazione giapponese, una quota enorme delle attività economiche e più della metà delle società quotate. La fukushuto dovrebbe quindi diventare anche un secondo polo economico nazionale, beneficiando di investimenti in trasporti, infrastrutture digitali e strutture pubbliche, oltre che di incentivi per attirare aziende.
Osaka è la città favorita
Osaka parte con un vantaggio importante. La città e la prefettura lavorano da anni alla creazione di un secondo centro nazionale e dispongono già di infrastrutture e collegamenti sufficienti per ospitare rapidamente nuove funzioni. L’area metropolitana di Osaka, Kyoto e Kobe rappresenta inoltre uno dei principali poli economici del Giappone. Il problema è che anche Osaka è esposta al rischio di un grande terremoto lungo la Fossa di Nankai. La città più preparata economicamente, quindi, non è necessariamente la più sicura.
Nonostante questo secondo molti è la favorita dato che la necessità di una capitale secondaria era una delle principali richieste del Japan Innovation Party, partito fortemente radicato a Osaka. Il progetto è entrato nell’accordo di coalizione con il Partito Liberal Democratico e il governo della prima ministra Sanae Takaichi.
Nagoya punta sull’industria
La prefettura di Aichi punta sulla forza industriale di Nagoya, sede di un enorme distretto manifatturiero e dell’importante settore automobilistico nipponico, con Toyota come principale simbolo. Porto, aeroporto, posizione centrale e collegamenti ferroviari ad alta velocità rafforzano la candidatura, anche se la regione è anch’essa esposta ai terremoti del sistema Tōkai-Nankai.
Fukuoka guarda all’Asia
Anche la città meridionale di Fukuoka sta preparando una candidatura insieme alla vicina Kitakyūshū. La città punta sulla distanza da Tokyo e sulla sua posizione strategica verso il resto dell’Asia, trovandosi davanti alla Corea del Sud e alla Cina. L’obiettivo è trasformare la regione non solo in un rifugio per le istituzioni, ma in un nuovo motore economico del Paese.
Sapporo punta sulla sicurezza
L’isola nordica di Hokkaidō e la città di Sapporo puntano soprattutto sulla sicurezza. La grande distanza da Tokyo e dalla Fossa di Nankai riduce il rischio di terremoti. Oltre che le due aree vengano colpite contemporaneamente da un sisma o da uno tsunami.
Inoltre Sapporo, la città più grande dell’isola, ospita già numerosi uffici statali e l’Hokkaidō in generale ha un ruolo importante nella produzione alimentare ed energetica. A penalizzare la candidatura sono soprattutto la distanza dal resto del Paese, pur essendo collegata all’isola principale dell’Honshu da un tunnel subacqueo per auto e treni. Comunque, resta la grande distanza da Tokyo a renderla inevitabilmente troppo dipendente dai collegamenti aerei.
Le altre candidate
Tra le altre aree interessate ci sono Gunma, Miyagi e Hiroshima. Gunma punta sulla posizione interna e sulla relativa vicinanza a Tokyo, Miyagi sulla presenza di Sendai, principale centro del Tōhoku, mentre Hiroshima valorizza la propria posizione nel Giappone occidentale e la base industriale. Kyoto, l’antica capitale imperiale, per ora ha invece scelto di non partecipare alla competizione. Il governatore Takatoshi Nishiwaki ha persino ricordato che, secondo alcuni, Kyoto è ancora ‘la capitale originaria‘ del Paese e quindi non vorrebbe mai diventare una numero due.
La scelta arriverà nei prossimi anni
Entro la fine di ottobre 2026 il governo dovrebbe stabilire i requisiti definitivi per le candidature. Le prefetture potranno quindi presentare i propri progetti, che saranno valutati dal governo centrale. Tra i criteri ci saranno la sicurezza rispetto ai rischi che minacciano Tokyo, la presenza di strutture statali e una dimensione economica e demografica sufficiente. La prima fase degli investimenti dovrebbe concludersi entro marzo 2031, ma non esiste ancora una data precisa per l’effettiva entrata in funzione della fukushuto.
Restano ancora molti interrogativi sui costi, sulle strutture che dovranno essere replicate e sulle modalità con cui verrebbe attivata la capitale di riserva durante un’emergenza. La sfida è quindi appena iniziata. Osaka resta la favorita grazie alla sua forza economica e infrastrutturale, mentre Fukuoka e Sapporo possono giocare la carta della maggiore distanza dai principali rischi sismici. Qualunque sarà la scelta, la fukushuto potrebbe diventare molto più di un semplice piano B: potrebbe ridisegnare gli equilibri economici e politici del Giappone dopo oltre 150 anni di predominio di Tokyo.
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