Honne e Tatemae: perché i giapponesi non dicono quello che pensano

 Honne e Tatemae: perché i giapponesi non dicono quello che pensano

Una delle idee più negative che in genere gli occidentali hanno dei giapponesi, è che siano falsi. Vorrei provare a rompere questo stereotipo per far capire meglio il loro, ai nostri occhi, strano comportamento. Per fare questo userò due misteriosi concetti: Honne e Tatemae. Perché i giapponesi non dicono quello che pensano?

Questi due concetti sono il segreto delle indecifrabili relazioni interpersonali tra giapponesi. Le parole si scrivono con i kanji 本 音 honne e 建 前 tatemae e di solito vanno a braccetto perché sono due facce della stessa medaglia. Honne 本 音 potrebbe essere tradotto come ‘vero suono’ (本 è origine, base, verità e 音 è suono, rumore) e tatemae 建 前 è letteralmente ‘facciata’ (建 è il kanji di 建 て る, costruire).

In altre parole, honne sono le vere intenzioni, ciò che pensi veramente, mentre tatemae è l’esatto opposto, dettato dagli obblighi sociali che determinano il giusto comportamento da tenere in pubblico per non essere sconvenienti.

La società giapponese dà priorità al gruppo e all’armonia sociale rispetto al singolo individuo. Per mantenere questa sintonia evitano di parlare in modo diretto per paura di ferire la sensibilità del loro interlocutore.

Non esprimono la loro opinione per non creare discussioni se l’altra persona la pensa diversamente. Diciamo che la massima priorità è non creare in alcun modo conflitti. Questo fa sì che le relazioni abbiano un protocollo stabilito e siano molto complesse, soprattutto per uno straniero. Un giapponese che ha sempre vissuto in questo ambiente si è abituato a questo protocollo e lo segue in modo normale, quasi inconsapevole. Tutto questo, questa facciata o modo di mostrarti agli altri, è ciò che si definisce tatemae.

In contrasto con tutto questo è l’honne, la tua parte interiore. Sono i tuoi veri sentimenti e pensieri, che mostri solo davanti alla tua cerchia di persone più vicine e fidate, che siano familiari o amici strettissimi. Questi pensieri potrebbero non essere in accordo con ciò che la società si aspetta da te e quindi i giapponesi credono che sia meglio non mostrarli in pubblico.

Honne e Tatemae: perché i giapponesi non dicono quello che pensano

Sicuramente alcuni di voi ricorderanno il fantastico anime di Hideaki Anno > Le situazioni di Lui e Lei (KareKano). I due adolescenti protagonisti, Yukino (immagine sopra) e Arima, avevano due facce: una perfetta davanti agli altri e una dietro, la loro vera faccia, che ovviamente nascondevano.

La verità è che questo è qualcosa che esiste in tutti i paesi, anche se non viene codificato così nettamente. In generale, nessuno dice quello che pensa veramente agli estranei e soprattutto non lo fa mai sul lavoro.

E’ anche vero che qualcuno che ‘ti fa una bella faccia’ anche se non gli piaci e ti dice cose carine pur non pensandole è universalmente considerato un falso e un ipocrita. E’ qualcosa che socialmente viene sempre disapprovato. Infatti è proprio questo che da fuori fa pensare che i giapponesi siano falsi e bugiardi e li fa percepire in modo negativo. Ma, come ho già spiegato sopra, il motivo di questo comportamento nel loro caso è ben preciso. E’ dettato da nobili intenzioni e non da semplice cattiveria o invidia.

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Usare honne e tatemae: saper leggere l’aria

I giapponesi considerano fondamentale una specifica capacità in ambito sociale. Ovvero il sapere perfettamente quando è meglio usare il tatemae e quando l’honne. Anche questa capacità ha un termine specifico, ovvero ‘kuuki wo yomu空気を読む traducibile come ‘leggere l’aria, l’atmosfera. In parole povere comportarsi nella maniera più consona al tipo di situazione in cui ci si trova.

Quando qualcuno non è in grado di ‘leggere l’aria’, può essere severamente redarguito con un ‘kuuki wo yome, baka!’ Praticamente viene sgridato con qualcosa che assomiglia a ‘impara a stare al mondo, idiota!’ Chi è troppo spontaneo e sincero quando non dovrebbe esserlo, viene considerato estremamente scortese in Giappone.

Mai rompere l’armonia di una situazione rischiando di ferire il proprio interlocutore. Quelli che non hanno questa capacità di adattarsi sono fortemente disapprovati dalla società giapponese. La cosa buffa è che in occidente, soprattutto in Italia, vale l’esatto contrario: l’essere delle persone sincere e genuine in ambito sociale lo consideriamo un grande valore.


Honne e Tatemae: perché i giapponesi non dicono quello che pensano