Due americane tentano il contrabbando di cannabis a Tokyo
Volevano visitare il Giappone e, secondo quanto dichiarato da una delle sospettate, avrebbero accettato di fare da corrieri della droga proprio per riuscire a ottenere gratuitamente volo e alloggio. Il piano, però, si è concluso all’aeroporto di Haneda, dove due cittadine statunitensi sono state fermate con circa 30 chilogrammi di cannabis ben nascosti nei bagagli.
L’episodio dimostra ancora una volta quanto siano severe le leggi giapponesi in materia di droga. Il Giappone adotta infatti una politica particolarmente rigida nei confronti delle sostanze stupefacenti e anche alcuni farmaci regolarmente utilizzati all’estero possono essere soggetti a restrizioni quando vengono portati nel Paese. Sempre meglio informarsi prima di partire in questi casi.
35 sacchetti nascosti nelle valigie
Le due donne sono arrivate a Tokyo con un volo proveniente da New York il 5 settembre scorso. Durante i controlli doganali, gli agenti hanno ispezionato i loro bagagli scoprendo 35 sacchetti contenenti cannabis essiccata nascosti all’interno di due valigie. Il peso complessivo della sostanza era di circa 30 chilogrammi, mentre il suo valore stimato sul mercato nero raggiungerebbe i 150 milioni di ¥, pari a circa 1 milione di dollari! Ecco un > video-servizio che mostra i pacchetti sequestrati.
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‘Volevo visitare il Giappone’
Dopo l’arresto, una delle sospettate, una donna di 25 anni, avrebbe ammesso le accuse di contrabbando. Secondo la sua testimonianza, aveva sentito dire che lavorare come corriere della droga le avrebbe permesso di ottenere gratuitamente il viaggio aereo e l’alloggio in Giappone. A convincerla sarebbe stato anche il desiderio di visitare il Paese. Un’occasione che, evidentemente, aveva considerato abbastanza allettante da accettare un incarico estremamente rischioso. La seconda donna, invece, ha negato le accuse.
Per le due sospettate, quello che doveva essere un viaggio alla scoperta del Giappone si è trasformato in un confronto con il sistema giudiziario del Paese. La legislazione giapponese prevede procedure di detenzione particolarmente rigide e, in determinate circostanze, una persona sospettata di un reato può rimanere in custodia per un periodo prolungato (fino a 23 giorni), prima dell’eventuale processo. Il sistema giudiziario giapponese è inoltre noto per il suo elevatissimo tasso di condanne, che si aggira intorno al 99%.
Fino a 10 anni di carcere per droga
Le conseguenze per chi importa cannabis in Giappone possono essere molto pesanti. L’importazione di qualsiasi quantitativo (anche solo per uso personale) può comportare una pena massima di sette anni di reclusione. Mentre nei casi legati a un intento lucrativo la pena può arrivare fino a 10 anni di carcere, accompagnata da una multa che può raggiungere i 3 milioni di ¥, circa 17.000 €. E non è necessario trasportare quantità paragonabili a quella di 30 kg sequestrata a Haneda per incorrere in un grave reato: la normativa giapponese vieta in generale l’importazione di cannabis e resina di cannabis.
Il ritorno in Giappone potrebbe diventare impossibile
Per uno straniero condannato per reati legati alla droga, le conseguenze possono andare ben oltre la pena detentiva. Una condanna può infatti comportare il rifiuto dell’ingresso in Giappone, senza necessariamente un periodo di esclusione prefissato. In altre parole, non esiste sempre una data precisa alla quale il divieto termina automaticamente. Per alcune persone, quindi, una condanna per droga può trasformarsi in un ostacolo permanente e duraturo a tornare nel Paese. Cosa che è successa anche a celebrità come Paris Hilton, i Rolling Stones e Paul McCartney, banditi dal Paese a causa di precedenti condanne per droga all’estero.
Una lezione per chi sogna il Giappone
La vicenda delle due americane è un esempio estremo, ma il messaggio per i viaggiatori stranieri è molto semplice: in Giappone le regole sulle droghe non vanno prese alla leggera. Accettare un viaggio gratuito in cambio del trasporto di una sostanza illegale può sembrare un modo facile per risparmiare sul biglietto e sull’hotel, ma può trasformarsi rapidamente in un arresto e in una lunga battaglia giudiziaria con al 99% una condanna.
Il viaggio in Giappone tanto desiderato, trasformato nell’esperienza più costosa e drammatica della propria vita, anche solo per essersi portati dietro una canna. Direi che non ne vale la pena. Morale della favola: non portate nessun tipo o quantità di droghe in vacanza in Giappone.
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