Cosa sono e cosa succede nei Maid Café giapponesi

Cosa sono e cosa succede realmente nei Maid Café giapponesi 

Se ami il Giappone e segui pagine che ne parlano, oppure se hai girovagato per il quartiere Akihabara a Tokyo, ti sarai sicuramente imbattuto in ragazze in piedi per strada vestite da cameriere. Solitamente hanno tutte in mano un cartello o dei volantini e sorridendo, li porgono ai passanti. Specialmente ai giapponesi soli, rispetto che agli stranieri in coppia o in gruppo. Questo perché sponsorizzano quelli che sono normalissimi bar caffetterie, ma che al loro interno prevedono delle peculiarità uniche. Ma cosa sono e cosa succede realmente nei Maid Café giapponesi?

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Quello di frequentare un Maid Cafe è uno dei passatempi più difficili da comprendere per un gaijin (straniero). Cosa ci trovano i giapponesi di così imperdibile in un locale dove paghi una maggiorazione nei prezzi, spesso anche un biglietto d’ingresso, per avere delle cameriere che ti riveriscono? Ebbene, uno dei sogni proibiti di molti maschi nipponici è quello di avere una servizievole (e intrinsecamente sottomessa) cameriera personale, addirittura un harem di cameriere, che ti chiamano padrone (goshujinsama) e ti trattano come un ricco signorino. Ma dato che in pochi possono permettersi la servitù a casa, ogni tanto vanno in un luogo dove possono fare finta di averla. Ma da dove arriva questa idea? E perché proprio delle cameriere vittoriane?

Cosa sono e cosa succede nei Maid Café giapponesi

Come sono nati i Maid Cafe

All’inizio della restaurazione Meiji, il Giappone riaprì le frontiere al mondo esterno. Dopo una chiusura di oltre 200 anni (1641-1853) chiamata Sakoku, ovvero paese blindato, potè riavere contatti con gli stranieri, soprattutto olandesi e inglesi. A quel punto le famiglie più benestanti hanno cominciato a sfoggiare le proprie cameriere personali in esotici (per loro al contrario) abiti vittoriani lunghi come status symbol di ricchezza e prestigio. Queste Maid si potevano trovare anche nelle più costose e prestigiose case da tè inglesi come l’Earl Tea Salon, aperto nei primi del Novecento a Tokyo.

Saltando in avanti di quasi due secoli, ci ritroviamo le stesse cameriere vittoriane dal 2001 in poi nei Maid Cafe. Perché sono tornate così improvvisamente in voga? Si ritiene che all’origine del nuovo stereotipo moderno della Meido (cameriera giapponesizzato dall’inglese), sia stata la messa in vendita nel 1997 di un software per il PC, chiamato Desktop no meido-san. Questo programma aveva una schermata all’accensione in cui appariva una cameriera vittoriana che salutava l’utente con la caratteristica frase ‘okaerinasaimase danna-sama’ (bentornato a casa, onorevole padrone). Anche le Geishe chiamano da sempre i loro protettori-mecenati ‘danna-sama’.

Altra causa della loro diffusione, è l’uscita sempre nel 1997 del videogame erotico, poi divenuto anche una serie di anime e manga, Pia kyarotto he yokoso! (Benveuti al Pia Carrot!) Protagonista la cameriera di un bar con la divisa vittoriana. Altre ispirazioni arrivano poi successivamente nel 2001 col manga > Emma, protagonista sempre una cameriera e perfino > Tokyo Mew Mew, arrivato anche in Italia sulle reti Mediaset, dove delle ragazze stile Sailor Moon, lavoravano anche in un locale vestite da Maid.

Inizialmente i primi Maid Cafe erano molto di nicchia. Le cameriere avevano delle gonnellone lunghe come nell’Europa dell’800, ed erano popolati principalmente da otaku accaniti di videogiochi, anime e manga che volevano provare nella vita reale quello che fantasticavano nei vari media. Il primo Maid Cafe in assoluto è stato il Cure Maid Cafe aperto nel 2001 ad Akihabara. Nel 2004 poi ne apre uno che diventerà molto famoso, l’@Homecafe, con molteplici filiali sparse attualmente in tutto il Giappone. Da allora si sono moltiplicati, le gonne si sono sempre più accorciate e si sono diversificati a seconda del tema. C’è il LittleTGV a tema treni, il Monopupu con cameriere del periodo Sengoku con abiti da samurai ecc…

Cosa sono e cosa succede nei Maid Café giapponesi

Il cliente ha il titolo onorifico di ‘padrone

In tutti i locali e negozi giapponesi, si è sempre accolti con un sonoro isasshaimase (benvenuto) e quando ce ne andiamo con un arigato gozaimashita (grazie) ed un inchino. Ma non nei Maid Café. Quando si entra in questi luoghi, si viene trattati dalla servitù come padroni di casa che rientrano alla loro ricca magione. Le cameriere si rivolgono ai clienti usando il linguaggio onorifico keigo, come se fossero i signori di una importante casata. Quindi quando si entra ci sentiremo dire okaeri-nasaimase goshujinsama (bentornato a casa, onorevole padrone), così come itterasshaimase goshujinsama (a presto, padrone) quando ce ne andremo.

Per un normale occidentale la differenza non si comprende, ma per un giapponese questo significa tutto. Sentire qualcuno che si rivolge a te in keigo al giorno d’oggi è molto raro se non sei nessuno. E’ uno dei motivi principali per cui i giapponesi frequentano questo tipo di locali. Si sentono importanti e coccolati, soprattutto gli introversi otaku che vedono nella disponibile Maid, un modo codificato per farsi viziare e fantasticare romanticamente ed eroticamente su di lei.

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Cosa succede di così esclusivo in un Maid Café?

I prezzi per cibo e bevande tendono ad essere più alti rispetto ai normali caffè, perché è compreso anche l’intrattenimento che offrono le ragazze. Alcuni hanno anche un biglietto d’entrata aggiuntivo. L’ambiente è carino ed informale e le cameriere ti dedicano molto tempo, quando normalmente il servizio in Giappone è sempre molto veloce, freddo e professionale.

Le Maid ti riveriscono gentilmente, ti fanno battute divertenti, scrivono o fanno dei disegnini nel cibo, solitamente a forma di pupazzini e animali. Recitano anche delle buffe formule magiche facendo delle mossette infantili per ‘rendere più buoni i piatti’. Intrattengono i clienti anche con balletti e spettacolini dal vivo, in alcuni locali sono presenti dei piccoli palchi. Se non si è abituati a questo tipo di intrattenimento, potrebbe risultare un po’ cringe se veniamo coinvolti nel fare qualcosa anche noi. E anche vedere attorno a noi adulti e uomini di mezza età fare delle mossettine imbarazzanti assieme alle Maid può risultare molto straniante per uno straniero…

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Regole ferree all’interno 

Ovviamente le cameriere dei Maid Cafe sono solo cameriere. E’ vietata nella maniera più assoluta qualsiasi interazione fisica con loro, incluso il toccarsi le mani. Se dovesse succedere qualcosa si viene prontamente sbattuti fuori dal locale. Le ragazze non possono nemmeno accettare regali e mance dai clienti. Hanno tutte dei nomi d’arte come le Geishe ed è ovviamente vietato chiedere i loro veri nomi o il loro numero di telefono o indirizzo. Inoltre è anche vietato fotografarle, oltre che fare foto e video in generale dentro questi locali. Alcuni cafe offrono le foto come servizio a pagamento aggiuntivo, ma le fanno loro e poi vanno comprate come succede nei parchi a tema.

Dal Giappone l'invenzione della lattina di birra con due linguette

Cosa sono e cosa succede nei Maid Café giapponesi

Locali per tutti: donne sole, coppie, amici…

I clienti dei Maid Cafe non sono solo uomini single come si potrebbe pensare. Spesso sono frequentati anche dalle ragazze, che apprezzano il lato kawaii dell’interno dei locali e le pietanze carine e molto decorate. Anche le coppie li frequentano spesso, sempre a causa dell’ambiente dolce e romantico. Quando si rivolgono alle donne, la formula recitata dalle Maid cambia. Il saluto sarà okaeri nasaimase, ojousama (bentornata a casa, signorina). Al femminile si diventa signorine. Retaggio maschilista che prevede un padrone di casa giapponese rigorosamente uomo… Ma le donne in Giappone possono rifarsi nel corrispettivo dei Maid Cafe con servitori uomini: il Buthler cafe, ovvero i caffè dei maggiordomi. La logica è la stessa, solo che le signorine sono servite e riverite da bei ragazzi in frac che flirtano anche un po’ con loro. Il tutto è sempre molto soft, ovviamente.

Se si cerca qualcosa di più bisogna rivolgersi altrove, ovvero negli Host e Hostess club. Qui l’atmosfera è più esplicita, si bevono costosi alcolici ai tavoli assieme alle ragazze/ragazzi e volendo, si può anche proseguire la serata altrove. Sempre se la cosa è prevista dal locale o accettata dall’host/hostess di turno. La cosa che diversifica questi locali notturni da quelli occidentali, è che da noi ci sono solo quelli per uomini. Mentre in Giappone il numero di Host e Hostess club praticamente si equivalgono. Le donne giapponesi li frequentano spesso e volentieri lasciandoci dei veri patrimoni. Come ad esempio uno dei più famosi, in cui il proprietario è l’> Host n. 1 del Giappone: Roland.

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