Compra una casa abbandonata Akiya a buon mercato in Giappone

Compra una casa abbandonata Akiya a buon mercato in Giappone… presto se ne pente

Quando l’australiana Chani decise di trasferirsi in Giappone, sognava di vivere in una casa di campagna affascinante ed economica. Da alcuni anni infatti vengono pubblicizzate delle convenienti proprietà abbandonate in Giappone chiamate case Akiya. Sono case vecchie ma belle, dalla gettonata estetica giapponese, che vengono incontro a chi sempre più spesso sogna di vivere in Giappone. Tutte necessitano però di importanti ristrutturazioni, dato che spesso sono disabitate da anni. Inoltre la maggior parte di quelle più economiche, addirittura anche gratuite, si trovano in zone rurali distanti dalle città.

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La signora Chani, insegnante di inglese in Giappone, dopo una lunga ricerca online ha trovato una proprietà in vendita a meno di 2 milioni di ¥ (crc. 12.000 €) vicino Wakayama, a sud di Osaka. Fidandosi dei giapponesi e automaticamente del contratto che stabiliva che non c’erano problemi con termiti, perdite delle tubature e tetto, ha acquistato la casa. Per risparmiare ulteriormente sui costi, la donna ha scelto anche di non sottoporre l’immobile ad un’ispezione professionale prima di comprarlo. Una decisione di cui poi si sarebbe pentita amaramente. Perché anche nell’onesto Giappone a volte fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

Appena due giorni dopo aver ricevuto le chiavi, Chani ha infatti scoperto che c’erano eccome delle perdite nei tubi dell’acqua sotto la casa. E i primi preventivi degli idraulici hanno sparato cifre che andavano dai 300.000 a 1 milione di ¥ (crc. 1.800-6.000 €) per ripararli. Praticamente si trattava di investire solo nelle tubature la metà del valore della casa. Una prospettiva subito poco rassicurante, considerando anche gli altri lavori necessari che ancora non aveva nemmeno iniziato.

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Un tuttofare poi è venuto in suo aiuto, proponendole di riparare bagno e tubi della casa ad una cifra inferiore, se si fosse accontentata di mantenere le parti vecchie ma ancora utilizzabili. Tuttavia, le sfide di Chani non erano finite. La donna ha anche scoperto la presenza di termiti che infestavano le vecchie travi di legno della casa. Per non parlare dello scontro culturale con un impianto a cherosene molto obsoleto ed anti-ecologico per far arrivare l’acqua calda a cucina e bagno, in totale assenza di metano o gas.

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Altri particolari strani rispetto alle ‘normali’ case australiane, il lavello della cucina senza scolapiatti e gli interruttori della luce particolarmente antiquati. Inoltre, anche il sistema della raccolta dei rifiuti con sacchetti speciali e ritiri mattutini differenziati per tipo all’inizio non è semplice da organizzare. Ha dovuto anche acquistare delle reti metalliche per proteggere la spazzatura dagli attacchi dei corvi, un classico in Giappone.

Una caratteristica della casa molto apprezzata dalla donna australiana è stata invece la presenza di un garage, cosa rara in Giappone. Chani ha assunto lo stesso tuttofare anche per installare una nuova porta automatica per chiudere l’auto. Ha dovuto anche adattarsi alla mancanza di spazio per appendere gli abiti ed iniziare ad usare i tipici ma antiquati armadi scorrevoli da sempre utilizzati per riporre i futon.

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Essendo un’australiana socievole e abituata ad intrattenere gli amici, Chani ha trovato inconcepibile la mancanza di spazio vivibile all’aperto. Ha creato così un’area barbecue, sperimentando la deliziosa carne wagyu. Nonostante le numerose sfide e le spese impreviste, la donna è rimasta determinata a trasformare il suo sogno giapponese in realtà. Ha imparato lezioni preziose sull’importanza di ispezioni approfondite e sulla resilienza necessaria per superare le differenze culturali.

In totale, Chani ha speso 3.800.000 ¥ (crc. 23.000 €) tra acquisto, tasse e ristrutturazione per la sua casa akiya giapponese. Considerando il prezzo di acquisto di 12.000 €, praticamente alla fine le è costata il doppio. Che è comunque un buon prezzo se si considera che al giorno d’oggi con la stessa cifra non ci si compra nemmeno un’auto. Va comunque sempre tenuta in considerazione la location rurale della casa, fattore determinante per il prezzo stracciato.

Sebbene l’esperienza sia stata stressante e più costosa di quanto preventivato, Chani e il suo gatto ora amano la nuova casa nipponica. Attraverso la condivisione della sua storia, la donna spera di essere d’aiuto ad altre persone che stanno valutando di affrontare una sfida simile. Il suo consiglio è di essere più attenti e consapevoli di lei acquistando una casa abbandonata giapponese. E assolutamente di richiedere un’ispezione professionale dell’immobile prima di firmare il contratto.

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