20 film non Studio Ghibli che un Ghibli fan deve vedere

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20 film non Studio Ghibli che un Ghibli fan deve vedere

11.I Bambini Che Inseguono Le Stelle, 2011

Questo tipo di storia fa venire subito in mente le epopee miyazakiane basate sul viaggio fisico e interiore sul modello de > La città Incantata. In realtà le similitudini potrebbero anche finire li, a parte il chiaro omaggio nel character design dei personaggi e soprattutto delle creature fantastiche.

Makoto Shinkai però prende semplicemente quello che è lo scheletro di un’opera di Miyazaki e ci costruisce sopra una storia. E più si va avanti con il film più se ne discosta per diventare un qualcosa di molto personale ed introspettivo, a tratti forse anche troppo.

> I Bambini Che Inseguono Le Stelle infatti, nonostante abbia degli accenni ai temi di Miyazaki (ambientalismo, natura contro tecnologia, ecc), è principalmente un film sulla vita e la morte e soprattutto sull’accettazione di quest’ultima. Il primo quarto d’ora, se si esclude il breve combattimento di Shun contro la bestia (anche questo molto stile Ashitaka in > Principessa Mononoke), è interamente dedicato alla quotidianità di Asuna, così come la maggior parte del viaggio in questo luogo chiamato Agartha si focalizza molto di più sul rapporto tra i personaggi che non sul viaggio stesso.

TRAMA: Asuna è una ragazzina che ha perso il padre da piccola e la cui madre infermiera è spesso assente per via dei turni all’ospedale. Quando ha un po’ di tempo libero, si reca in un luogo segreto sulle montagne per ascoltare i programmi da quella che sembra una vecchia radio a galena che il padre le aveva regalato prima di morire. Un giorno la radio riceve una strana musica: Asuna ne rimane affascinata, ma per quanto nei giorni successivi ritenti di sintonizzarsi su quella misteriosa stazione, l’evento non si ripete più. Questo però è soltanto il preludio di incredibili avvenimenti: Asuna incontrerà di lì a poco Shun, uno strano ragazzo proveniente da Agartha, il mitico mondo sotterraneo di cui le culture di tutto il mondo favoleggiano da secoli.

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12. Wolf Children – Ame e Yuki i bambini lupo, 2012 

Il Giappone ha degli strani trascorsi per quanto riguarda il suo rapporto con i lupi. Una volta venivano rispettati e adorati come divinità, vedi i lupi giganteschi in > Principessa Mononoke, ma poi improvvisamente furono visti come una minaccia e molte specie vennero cacciate e avvelenate fino all’estinzione.

> Wolf Children ci pone di fronte a questo scenario suggerendoci però che alcuni mezzi lupi, i licantropi, sono sopravvissuti se pur decimati e si nascondono in mezzo agli umani.

Il talentuoso regista Mamoru Hosoda non si propone di emulare lo Studio Ghibli in nessun modo ma i fan Ghibli apprezzano tantissimo questo film. Forse più di tutti quelli che ci sono in questo elenco. Il lato tecnico e la trama basata sull’amore materno e familiare e sul rimpianto per la inesorabile perdita della natura selvaggia delle creature che popolano il mondo, fanno di questa pellicola una di quelle davvero imperdibili per tutti. Ghibli fan e non.

TRAMA: Hana è una universitaria che vive una travolgente storia d’amore con un suo coetaneo. Fin qui niente di strano tranne per il trascurabile dettaglio che lui in realtà è un licantropo di una antica stirpe che si è ormai estinta in Giappone, ed è l’unico superstite. Ma l’amore vince sulla sorpresa della ragazza quando lui le confessa il suo segreto e i due mettono su famiglia. Purtroppo però l’innato istinto animale di lui costringerà Hana a crescere da sola i due frutti di questo amore senza avere la minima istruzione di come si tirano su due piccoli licantropi!

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13. Il Giardino delle Parole, 2013

Makoto Shinkai, considerato uno dei papabili eredi di Hayao Miyazaki, con questo film > Il Giardino delle Parole, il suo film capolavoro per me, mette una bella ipoteca sul blasonato titolo.

Shinkai è un regista che ha un suo mondo e un suo modo di affrontare la regia di un film d’animazione. Questo paragone che spesso si fa con Miyazaki, richiamato soprattutto dal forte elemento naturalistico e dall’impatto visivo nelle sue pellicole, più passa il tempo e passano i film e più diventa sempre meno calzante.

Volendo trovare una traccia dell’influenza dalle opere dello Studio Ghibli in Shinkai, bisogna guardare a quelle più realistiche, come > I sospiri del mio cuore o > La collina dei papaveri.

Ma l’impressione, ora più forte che mai, è che siamo di fronte a un autore capace di rappresentare le ansie del proprio tempo con uno stile ormai personale. E con un’esigenza espressiva giunta definitivamente alla maturità, senza l’ausilio di modelli e precursori.

TRAMA: Takao è uno studente di 15 anni della scuola superiore che sogna di diventare uno stilista di scarpe. Abitualmente, nei giorni di pioggia, marina la scuola per dirigersi verso un giardino in stile giapponese dove, con la solitudine assicurata dalla pioggia, può dedicarsi alla sua passione. Un giorno nel parco incontra una misteriosa ragazza di 27 anni, Yukari Yukino; successivamente, e spontaneamente, i due iniziano a vedersi più e più volte, ma sempre e solo nei giorni di pioggia. Ad ogni incontro si aprono sempre più l’uno verso l’altro, ma la fine della stagione delle piogge e l’inizio dell’estate segnerà la fine dei loro incontri.

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14. Patema Inverted, 2013 

> Patema Inverted è un altro film d’animazione inspiegabilmente poco conosciuto ed inedito in Italia. È opera del regista giapponese Yasuhiro Yoshiura, già famoso per un mediometraggio animato del 2006, Pale Cocoon (anch’esso inedito) e per una serie breve di 6 episodi del 2008 molto valida, intitolata > Time of Eve.

Esiste anche un film americano del 2012, > Upside Down che tratta più o meno lo stesso argomento “gravità invertita”, anche se sono due prodotti molto distanti l’uno dall’altro. Le trame hanno uno svolgimento diverso e non si tratta assolutamente di due versioni dello stesso film.

All’inizio di questo film è stato difficile capire quale fosse il “verso” giusto dal quale seguire la storia: ho capito in seguito che era proprio questo il punto focale. Il comparto tecnico è molto buono, sfondi e grafica sono notevoli. I personaggi sono poi credibili e schietti, molto Miyazakiani, soprattutto la protagonista: indipendente e testarda eroina molto affine alle toste donne dello Studio Ghibli.

TRAMA: A causa di un danno al magnetismo terrestre due popoli si ritrovano ad avere la forza di gravita’ uno opposta all’altro. In realtà pensano di essere entrambi “diritti” giusti e disprezzano o temono gli altri perchè sono “invertiti” dal loro punto di vista. Ma nessuno dei due e’ nel giusto per assurdo, un popolo sara’ sempre al rovescio rispetto ad un’altro nel modo di vivere la realtà. Perfetta metafora di chi si sente nel giusto rispetto agli stranieri, ai diversi, a coloro che non si conoscono. E chi ci sara’ a tentare di unire le due facce della stessa medaglia umana? Due ragazzi che si innamorano e tentano una riappacificazione tra i loro rispettivi popoli in contrasto con la forza dei loro sentimenti. 

Trovate il film Patema Inverted (versione inglese) QUI

 


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15. L’isola di Giovanni, 2014 

Lo Studio Ghibli ha avuto molti riconoscimenti per la sua rappresentazione così realistica dei bambini in tempo di guerra nella sua pellicola diretta da Isao Takahata del 1988, > Una tomba per le lucciole.

E devo dire che anche questo film in drammaticità sull’argomento guerra e bambini si difende egregiamente. Famosa per il suo lavoro più riconosciuto in ambito internazionale, > Ghost in the Shell, la casa giapponese Production I.G fa una vera e propria virata di genere con > L’isola di Giovanni, film inedito in Italia.

E’ basato su un aspetto meno noto e marginale della seconda guerra mondiale: l’occupazione dell’URSS di alcune isole a nord-est del Giappone. Ha uno stile molto meno dettagliato rispetto a qualsiasi lavoro Ghibli, con i quali però condivide la tematica contro la guerra e la celebrazione dell’innocenza dei bambini.

Dal punto di vista tecnico è notevole il contrasto tra i personaggi quasi abbozzati e gli sfondi più minuziosi, molto caro anche ai film Ghibli. In alcuni momenti li ricorda proprio tanto.

TRAMA: Il film è ambientato in una piccola isola a nord-est del Giappone, di fianco all’Hokkaido. In passato l’arcipelago, le isole Curili, era abitato da una etnia chiamata Ainu ma poi venne rivendicato dal Giappone e l’isola in questione venne ribattezzata Shikotan. Questo fino alla fine della seconda guerra mondiale quando, dato che il Giappone perse la guerra, cominciarono i timori di una invasione da parte dell’America vincitrice. Invece ad invaderla arrivarono i Russi (o russki come li chiamano in questo film) che la occupano, la depredano, confiscano i possedimenti, le case, tutto. La famiglia dei due piccoli protagonisti, Junpei e Kanta, figli del comandante del distaccamento militare dell’isola (tra loro si chiamano Giovanni e Campanella in omaggio ad un racconto che adorano), e’ costretta a trasferirsi nella propria stalla dato che la loro casa viene occupata dai russki. Nella famiglia degli occupanti, cioè quella del comandante delle truppe sovietiche, c’e anche Tanya, una ragazzina bionda che dopo i primi screzi diventerà loro amica.

Trovate il film L’isola di Giovanni (versione inglese) QUI


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16. The Boy and the Beast, 2015 

Il quarto dei film di Mamoru Hosoda di questa lista (praticamente ci sono tutti, non dimentichiamo che Hosoda ha lavorato per un periodo allo Studio Ghibli alla lavorazione del > Castello Errante di Howl) è il suo penultimo uscito, > The Boy and the Beast.

Hosoda ormai è diventato un esperto nel combinare stile moderno e tradizionale, potremmo dire che è diventato praticamente un suo marchio di fabbrica. Infatti anche qui come in > Summer Wars, ci sono due mondi opposti a confronto ma stavolta sono ribaltati ed è il mondo reale ad essere moderno rispetto ad un mondo di fantasia più tradizionalista.

Qui il protagonista Ren/Kyuuta, all’inizio è un novello Chihiro de > La Città Incantata, infatti si trova all’improvviso in un mondo parallelo popolato da spiriti, i famosi yokai giapponesi. Uno di questi, il mostro dall’aspetto di orso Kumatetsu, prende il ragazzino con se come suo apprendista. Insegnandogli i modi rudi di un mondo proibito agli umani.

Io vedo molto questo film come un ipotetico secondo capitolo di > Wolf Children: Kyuuta assomiglia in modo assurdo ad Ame il lupacchiotto che segue il suo maestro su per le montagne per diventare il suo discepolo.

TRAMA: Ren, un ragazzo scappato di casa, incontra un giorno a Shibuya una creatura spirituale che appartiene ad un altro mondo. Decide di seguirlo e si ritrova dentro una realtà parallela popolata da Yokai in forma di strani animali antropomorfi. In seguito ne diventa il discepolo. Tra i due dopo i primi litigi, Kumatetsu ribattezza Ren Kyuuta a causa della sua età (kyuu è nove in giapponese), si forgerà un legame indissolubile. Legame che sfocerà nell’affetto tipico che c’è tra padre e figlio. Una volta cresciuto Kyuuta si ritrova nuovamente nel mondo reale e ben presto si accorge che prima o poi dovrà fare una scelta. 
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Trovate The Boy and the Beast in Bluray QUI

17. Your Name, 2016

> Your Name. (Kimi no na wa, lett. “Il tuo nome.”) è scritto e diretto da Makoto Shinkai. E’ l’anime film che ha più guadagnato ai botteghini di tutto il mondo. Credo che non abbia bisogno di presentazioni o spiegazioni dato che è ormai conosciutissimo.

Ma forse qualcuno non sa che esiste anche il > romanzo omonimo, scritto dallo stesso Shinkai. Lo trovate QUI 

TRAMA: Il film ci accompagna nella vita di Mitsuha e Taki. Mitsuha è una studentessa che vive in una piccola città rurale e desidera trasferirsi a Tokyo, nella grande metropoli dove ogni sogno si può realizzare. Taki è uno studente di liceo che vive proprio a Tokyo. Ha un lavoro part-time in un ristorante italiano ma vorrebbe lavorare nel campo dell’arte o dell’architettura. Una notte, Mitsuha sogna di essere un giovane uomo. Si ritrova in una stanza che non conosce, ha nuovi amici e lo skyline di Tokyo si apre dinnanzi al suo sguardo. Nello stesso momento Taki sogna di essere una ragazzina che vive in una piccola città di montagna che non ha mai visitato. Ma quale sarà il segreto che si cela dietro questi strani sogni incrociati?

Trovate il > Your name. e le altre versioni QUI

Oppure su Netflix

 


18. La Forma della Voce, 2016

Realizzato dal celebre studio Kyoto Animation, recentemente distrutto da un terribile incendio. Questo bellissimo film per ‘colpa’ della sovraesposizione di Your name di Makoto Shinkai (uscito lo stesso anno), è stato messo ingiustamente un po’ in ombra.

Per importanza, attualità e delicatezza del tema trattato, bullismo ed handicap, meriterebbe di sorpassare il blockbuster di Shinkai. Avrebbe spiccato non solo per la tematica ma anche visivamente. E’ un film potente e meraviglioso, con delle belle ambientazioni e tanti personaggi credibili e realistici che ti entrano nel cuore.

Questo film, come capita spesso nell’animazione giapponese, è tratto da un altrettanto bellissimo manga. Un > Manga molto popolare, dal titolo > Koe No Katachi (letteralmente proprio La Forma della Voce) edito fortunatamente anche in Italia da Star Comics in > 7 volumetti.

TRAMA: Lo spinoso tema, purtroppo molto attuale e non solo in Giappone, è quello del bullismo. Nello specifico il più terribile, quello contro i portatori di handicap. La protagonista del film, Shouko, è infatti una ragazzina non udente che viene presa di mira da Shouya, un suo compagno di classe. Ma la vita può offrire a tutti delle chance per provare a redimersi dai propri errori.

Trovate > La Forma della Voce  in versione Bluray Special Edition QUI

Oppure su Netflix

 


Lo Studio Ponoc, letteralmente “mezzanotte” in lingua croata, è stato fondato nel 2015 da Hiromasa Yonebayashi e Yoshiaki Nishimura. Entrambi noti per il loro pregresso lavoro allo Studio Ghibli. E già questo basta per capire che questo è un film moolto ispirato ai classici Ghibli. Una sorta di ibrido tra > Kiki consegne a domicilio e > Il Castello Errante di Howl per capirci.

Al comando di questo nuovo Studio Ponoc c’è l’ultimo giovane regista ad aver diretto un film Ghibli, > Quando c’era Marnie nel 2014 e ancor prima > Arrietty nel 2010: appunto il promettente Hiromasa Yonebayashi.

TRAMA: Mary è una ragazzina di 10 anni che è solita passare controvoglia le vacanze estive nella casa di campagna di una sua vecchia zia. Un giorno incontra un misterioso gattino nero che la conduce nel bosco e qui trova uno strano manico di scopa. Prima di rendersene conto, viene sballottata tra le cime degli alberi e trasportata presso il Collegio di Endor dove sono aperti gli esami per creare uno staff di streghe qualificate. Mary scoprirà poi le prove di un terribile esperimento di trasformazione su degli animali divenuti mutanti e imprigionati in delle gabbie.

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20. Mirai, 2018

L’ultima fatica (cronologica) di Mamoru Hosoda è un film ancora una volta basato sui rapporti familiari. Un tema a lui molto caro e caro anche in molti film Ghibli. Se in > Wolf Children si parlava di maternità e in > The Boy and the Beast di paternità, stavolta i protagonisti sono due fratelli.

Lo spunto per la storia viene direttamente dalla famiglia di Hosoda. Infatti Mirai è il nome di sua figlia, che si ingelosì molto quando nacque la sua sorellina minore.

Il titolo originale “Mirai no Mirai” inoltre è un gioco di parole che si perde nell’adattamento internazionale. Mirai infatti è sia “futuro” che un nome femminile traducibile come “Futura”.

TRAMA: Kun-chan è un bambino di 4 anni, che con la nascita della sorellina Mirai sente venir meno l’affetto dei suoi genitori. Sopraffatto dalla gelosia, si ritrova in un giardino magico dove incontra la versione adolescente di sua sorella neonata. Attraverso la sua fantasia, entra in contatto anche con altri strani personaggi che lo aiuteranno a risolvere i conflitti con i suoi familiari. E a capire cosa significa veramente essere un fratello maggiore.

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20 film non Studio Ghibli che un Ghibli fan deve vedere