10 parole che riassumono l’enigmatico modo di pensare dei giapponesi

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6. Kodawari

Il termine kodawari こだわり spesso viene tradotto velocemente con “dovere”, ma in realtà è molto di più di questo. Indica letteralmente “l’orgoglio e la gioia per quello che si fa”, che sia un lavoro o un qualsiasi proposito nella vita.Diffusissimo nei messaggi pubblicitari, il verbo kodawaru こだわる significa non solo “essere esigente, pretendere qualcosa per avere un risultato”, ma anche “essere fedele a dei valori”. In Giappone è prassi che ogni azienda dichiari il proprio kodawaru (praticamente la propria mission) per garantire la qualità e l’eccellenza di un qualsiasi servizio offerto ai propri preziosi clienti.


7. Ganbatte 

Ganbatte 頑張って è sicuramente una delle parole che si sente di più in anime e manga ed è traducibile con l’espressione “fai del tuo meglio”. Il verbo Ganbaru è spesso tradotto in altre lingue come “buona fortuna” o “in bocca al lupo” ma in Giappone ha un altro significato. E’ inteso più come “non mollare, resisti fino alla fine”.

Ganbatte si usa principalmente per spronare altre persone (o anche se stessi) ad impegnarsi in qualcosa. Non per niente, si tratta di uno dei termini che incarnano maggiormente lo spirito giapponese. C’è un grande rispetto per chi si sforza nel raggiungere un obiettivo. Questo è visibilissimo nel modo in cui i giapponesi lavorano o nella passione che mettono nelle sfide fisiche e sportive.


8. Yakudoshi 

Con la parola yakudoshi 厄 年 si intende la superstizione tipicamente giapponese che certe età siano sfortunate. Le età più spesso considerate nefaste in Giappone sono 25, 42 e 61 anni per gli uomini e 19, 33 e 37 anni per le donne. Gli yakudoshi sono calcolati in base all’età tradizionale giapponese. Quando nasce un bambino in Giappone si considera che ha già un anno e si aggiungono poi alla sua età ad ogni Capodanno.

Per scongiurare le disgrazie che si ritiene si verifichino durante uno yakudoshi, le persone pregano divinità shintoiste o buddiste, partecipano a rituali e acquistano gli > Omamori (amuleti protettivi). Ancora ci sono molti giapponesi che credono a questo tipo di superstizioni un po’ antiquate ma certamente molto folkloristiche.


9. Genki 

L’espressione giapponese genki 元気 è formata da gen, che significa fonte, origine e da ki, che indica l’energia vitale. Essere genki vuol dire sentirsi bene, poiché il ki è al suo livello ottimale. Secondo la tradizione giapponese quando si perde per qualche ragione l’energia vitale, si rischia di non vivere in armonia. Occorre quindi non disperdere il ki, né con le proprie azioni, né coi propri pensieri. Tutto in noi è collegato. Corpo, mente ed energia devono essere in simbiosi tra loro.

Genki è una parola molto comune nel parlato quotidiano giapponese. E’ molto utilizzata ad esempio come domanda per chiedere a qualcuno se sta bene. Può essere tradotta anche come salute, entusiasmo, spirito. Riesce a racchiudere l’idea di salute ed entusiasmo in un unico concetto.


10. Tsūkan 

La parola tsūkan 痛感 è formata dall’unione di due caratteri: “dolore” e “sensazione”. Ma non si riferisce direttamente ad un sensazione di fastidio fisico. Esprime invece una “sensazione di disagio quando ci rendiamo conto di alcune nostre lacune”.

Anche questa parola esprime perfettamente l’essere giapponese, con tutta la sua peculiare umiltà. Riuscire ad ammettere le proprie lacune, con se stessi e con gli altri e vergognarsene, è proprio una cosa tipicamente nipponica, che in occidente non esiste. Questa sensazione la provano tutti in realtà ma solo i giapponesi la palesano. Un esempio è quando si tenta di > imparare una lingua straniera come il giapponese: quello che proviamo è un tipo di inferiorità ed impotenza che possiamo benissimo chiamare tsūkan.


10 parole che riassumono l’enigmatico modo di pensare dei giapponesi