10 cose su Hayao Miyazaki

10 cose su Hayao Miyazaki che forse non sappiamo

Si trovano spesso in rete notizie e curiosità sul regista, da oggi 80enne, Hayao Miyazaki. E non solo su siti specializzati in cinema, animazione e Giappone, anche in molte testate generiche. Questo perchè il signore in questione è un personaggione, praticamente al livello di quelli che crea.

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Siamo abituati a leggere spesso notizie sui > nuovi film del suo Studio Ghibli, sulle > sue recenti apparizioni e su suoi > nuovi lungometraggi in lavorazione. Ma anche le sue idee generali su fatti di cronaca, guerra, pacifismo, ambiente, insomma sui più svariati argomenti, tengono spesso e volentieri banco sul web e non solo.

Di seguito trovate 10 cose su Hayao Miyazaki che, anch’io che mi reputo abbastanza esperta sul mio regista preferito di tutti i tempi, ignoravo. Non tutte, ma alcune proprio non le sapevo.


10 cose su Hayao Miyazaki che forse non sappiamo


10 cose su Hayao Miyazaki che forse non sappiamo

1. Gli aerei, destino e passione

Sono infiniti i punti di contatto che legano il disegnatore di aeroplani reali Jiro Horikoshi, protagonista del suo ultimo (cronologicamente) lungometraggio > Si Alza Il Vento al disegnatore di aeroplani fantastici Hayao Miyazaki.

I modellini che si vedono in molti suoi film come il Mehve, l’aliante di > Nausicaä della Valle del vento, il Folgore, l’idrovolante di > Porco Rosso, gli strani velivoli in > Laputa Castello nel Cielo e in > Conan il ragazzo del Futuro o quelli ne > Il Castello Errante Di Howl, sono tutti provenienti da disegni e progetti inventati totalmente da lui.

Infatti fin da piccolo ha sempre avuto confidenza con le macchine volanti dato che il padre era un ingegnere aeronautico. In società assieme a suo zio, la Miyazaki Airplane costruiva i timoni degli aeroplani progettati dallo stesso Jiro Horikoshi. Tra i quali anche i famosi e temutissimi caccia Zero (Mitsubishi A6M usati poi come kamikaze prima della fine del conflitto), fulcro della trama di Si alza il vento.

Il lavoro del padre e l’azienda di famiglia contribuirono alla grande passione che Miyazaki sviluppò fin da piccolo per il volo e per gli aeroplani. Tanto che velivoli di ogni tipo sono diventati, come tutti ben sappiamo, uno degli elementi più ricorrenti ed iconici nei suoi film.


10 cose su Hayao Miyazaki che forse non sappiamo

2. E’ giapponese ma fuma come un turco

L’ultima pellicola (cronologicamente) di Hayao Miyazaki è stata segnalata dalla Japan Society for Tobacco Control (JSTC) perché accusata di promuovere il fumo tra i giovani giapponesi. In una dichiarazione, la società sostiene che “la rappresentazione del fumo in > Si Alza Il Vento infrange un trattato internazionale della World Health Organization, e promuove il fumo tra i minorenni”.

Infatti nella pellicola il protagonista Jiro Horikoshi, e anche altri personaggi, fumano continuamente. Cosa abbastanza normale e meno malvista nel periodo in cui è ambientato il film, gli anni 20′. Ma la società anti tabacco ha puntato comunque il dito, in particolare in una scena in cui un Jiro adolescente fuma pur essendo sotto l’età legale consentita in Giappone, cioè i 20 anni.Lo stesso Miyazaki è un grande fumatore, in particolare è molto legato al marchio Cherry che fumava da giovane. Le stesse che fuma il suo alter ego Jiro Horikoshi nel film. Nella foto che ho messo sopra si vede la loro somiglianza anche nel gesto di portare la sigaretta alla bocca. Oltre che avere la stessa miopia che ha precluso ad entrambi la carriera di pilota d’aerei.

Oggi il marchio di sigarette Cherry non è più in produzione e la loro propaganda nel film potrebbe suggerire la speranza da parte del Sensei che vengano rimesse sul mercato. Come se non bastasse il regista ha anche donato sigarette a una città dopo il terremoto del Tohoku del 2011 e il relativo tsunami!


10 cose su Hayao Miyazaki che forse non sappiamo

3. Niente tagli cari americani

La versione in lingua inglese di > Nausicaä della Valle del vento (1984), nel momento in cui stava per essere acquisita negli States, prevedeva pesantissimi tagli e stravolgimenti: una riduzione di 30 minuti, il cambio dei nomi dei personaggi e temi edulcorati per un pubblico di bambini.

Miyazaki ne rimase così sconvolto che si rifiutò di concederne i diritti se non si fosse eseguita una giusta traduzione dei dialoghi giapponesi e se fossero state rimosse delle scene. Come se non fosse abbastanza già il fastidio che provava a priori per l’America a causa delle guerre e dell’atomica in primis.

Lo stesso accadde per l’uscita, sempre negli USA, di > Principessa Mononoke: Miramax tentò di tagliare e modificare il film. E stavolta la risposta ancora più eloquente di Miyazaki e lo Studio Ghibli tutto, fu l’invio alla casa di produzione americana di una vera spada katana con allegato il messaggio “senza tagli”. Grandioso.


10 cose su Hayao Miyazaki che forse non sappiamo

4. Niente premiazione cari americani

Rimanendo in tema antipatia di Miyazaki per l’America, che lui stesso candidamente non nasconde, quando nel 2003 vinse l’Oscar come miglior film d’animazione con > La Città Incantatanon partecipò personalmente alla premiazione, anche se la statuetta la accettò comunque. Vi siete mai chiesti il perchè di questo rifiuto?

Diplomaticamente non credo che sia mai stato spiegato in maniera plateale ai tempi. Anni dopo quella assenza è stata da lui stesso giustificata con queste precise parole: “Non volevo visitare un paese che stava bombardando l’Iraq. Non fa una piega con il suo sempre presente odio per le guerre. Quello nella foto qui sopra infatti non è l’Oscar del 2003 ma quello alla carriera ricevuto nel 2015 quando ormai i rapporti con lo Zio Sam erano migliorati molto. 


10 cose su Hayao Miyazaki che forse non sappiamo

5. Il ‘Disney giapponese‘ odia questo soprannome

Miyazaki è spesso etichettato, soprattutto all’estero, come ‘Walt Disney giapponese‘. Viene fatto ovviamente in maniera positiva, per riconoscere il suo indiscusso valore di fronte al più grande rappresentante mondiale del suo settore artistico.

Lui però non ama assolutamente essere definito così e dopo i punti precedenti di questo elenco non credo che ci sia bisogno di spiegare il perchè. L’America certamente non è la sua nazione preferita. Che invece è l’Europa e l’Italia in particolare, come si evince dalle ambientazioni di molti suoi lavori.

Ma forse, a parte gli scherzi, c’è di mezzo anche la proverbiale umiltà, tipica di ogni Giapponese con la G maiuscola. Soprattutto quando si viene paragonati a qualcun altro e questo qualcun altro è un tale che si chiama Walt Disney.

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(spezzo i post per far caricare prima le pagine)